ITALIAN CHAMPIONS

Luca Ferrari al lavoro verso Wall Street: perché Bending Spoons punta agli Usa (e cosa racconta la sua “trazione” americana)



Indirizzo copiato

Bending Spoons prepara l’Ipo negli Stati Uniti con JPMorgan, Goldman Sachs e Morgan Stanley. Obiettivo: una raccolta fino a 1 miliardo. Quanto pesa la “base USA” costruita a colpi di acquisizioni

Pubblicato il 2 feb 2026



Luca Ferrari, CEO Bending Spoons
Luca Ferrari, CEO Bending Spoons

Sono settimane più impegnative del solito per Luca Ferrari, CEO di Bending Spoons. Le voci su una quotazione a Wall Street circolano da tempo, ma nelle ultime settimane hanno preso una forma più concreta: la scaleup italiana avrebbe avviato la costruzione del consorzio di banche incaricato di accompagnare l’operazione, coinvolgendo in prima battuta colossi come JPMorgan e Goldman Sachs (oltre a Morgan Stanley).

Luca Ferrari nel corso degli ultimi mesi ha fatto più volte intendere che, se ci sarà una quotazione sarà nel listino americano per eccellenza. E l’avvio della costruzione del consorzio di banche che accompagnerà il collocamento è un segnale che la macchina è stata messa in moto. Le tempistiche, però, sono tutte da definire, come spesso accade in questi casi. Alcune fonti parlano di una possibile finestra tra fine 2026 e inizio 2027, ma è un orizzonte che dipende dall’andamento del mercato e dalla capacità che avrà Bending Spoons di chiudere altri deal e diventare ancora più attraente sul mercato. È facile prevedere, quindi, che i prossimi mesi saranno particolarmente intensi per Luca Ferrari e tutto il suo team, dopo un 2025 decisamente vivace.

L’obiettivo dichiarato “di mercato” (nelle indiscrezioni che accompagnano il dossier) è ambizioso: una raccolta che potrebbe arrivare fino a 1 miliardo di dollari nel corso del 2026. Ma per capire perché una società nata in Europa scelga sempre più esplicitamente la via americana, conviene guardare meno ai rumors e più a ciò che Bending Spoons ha già costruito negli Stati Uniti: un portafoglio di asset software e piattaforme consumer/creator di matrice Usa che, sommate, compongono una presenza industriale difficilmente raccontabile come semplice “internazionalizzazione”.

Perché Bending Spoons guarda a Wall Street

Da mesi, la società milanese ribadisce un concetto: se e quando arriverà la quotazione, gli Stati Uniti sono l’opzione più probabile. In una dichiarazione riportata da Reuters e ripresa da diverse testate internazionali, Luca Ferrari spiega che l’azienda non ha “piani definitivi” ma sta lavorando per essere pronta e che, oggi, c’è “una leggera preferenza” per un listing negli Usa.

Il punto non è solo il fascino di Wall Street. È una questione di meccanica dei mercati: negli Stati Uniti le aziende tech tendono a spuntare multipli e valutazioni più alti, soprattutto quando possono raccontare una storia coerente di crescita, M&A e capacità di estrarre margini dal software. E qui entra in scena l’altra gamba della narrazione: Bending Spoons non si presenta più come “sviluppatore di app”, ma come piattaforma industriale che acquisisce prodotti digitali con grande base utenti e li riposiziona su un profilo di maggiore efficienza e profittabilità. Bending Spoons a questo punto della sua storia può presentarsi come un “impero” costruito in poco più di dieci anni, a partire dalla fondazione nel 2013 (Copenaghen) e dal trasferimento della sede a Milano nel 2014.

Il tema dell’Ipo: non “se”, ma “con quale perimetro”

Se il mercato dà credito all’ipotesi di una maxi-operazione, è perché negli ultimi 24 mesi Bending Spoons ha ridisegnato scala e perimetro. E lo ha fatto in modo molto americano: acquisendo marchi noti, spesso ex-quotati o comunque radicati negli Usa, e finanziando parte della strategia con strumenti tipici dei grandi deal (equity importanti, ma anche debito).

Un passaggio chiave è il round annunciato nell’autunno 2025: 710 milioni di dollari di equity a una valutazione pre-money di 11 miliardi. È un dato che pesa in ottica Ipo perché fornisce un “ancoraggio” pubblico di valore e, soprattutto, perché racconta quali investitori hanno scelto di salire a bordo in questa fase (quando l’azienda non è più una scommessa early-stage, ma una macchina di acquisizioni e ottimizzazione).

Come abbiamo scritto su EconomyUp, la crescita di Bending Spoons è stata accompagnata anche da operazioni di debito e da un posizionamento sempre più “industriale”: l’idea di industrializzare il software su scala globale, più che inseguire la prossima app virale.

La Bending Spoons “americana”: la timeline delle acquisizioni

Per avere un’idea reale della presenza Usa, basta mettere in fila alcuni tasselli chiave (e notare che non sono “satelliti”, ma pezzi di mercato con utenti, ricavi e notorietà). Li troviamo nella lista delle acquisizioni fatte da Bending Spoons negli Stati Uniti.

Evernote (Silicon Valley) – la svolta simbolica

L’acquisizione di Evernote ha segnato l’ingresso di Bending Spoons nel club dei consolidatori globali: non un’app qualunque, ma un brand storico della produttività personale nato nella Bay Area. EconomyUp l’ha definita un passaggio che rompeva lo stereotipo dell’Italia “solo terra di conquista”.
Dopo il deal, però, è arrivata anche la parte più controversa del “metodo”: tagli e riorganizzazione. TechCrunch ha documentato il licenziamento di 129 persone pochi mesi dopo l’acquisizione. E nell’estate estate 2023, diverse ricostruzioni negli Stati Uniti hanno parlato di ridimensionamento della presenza in Bay Area e di spostamento di attività verso l’Europa.

Meetup (U.S.-based community platform) – il software “social” con 60 milioni di membri

Nel 2024 Bending Spoons completa l’acquisizione di Meetup, piattaforma statunitense di community-building con oltre 60 milioni di membri registrati, e annuncia iniziative come il Meetup Community Fund. È un’operazione importante perché sposta ulteriormente il baricentro: non solo creator tools, ma piattaforme di relazione e comunità con ricavi e dinamiche tipiche dei marketplace.

Brightcove (Nasdaq) – entrare nel Saas video americano

A febbraio 2025 arriva Brightcove: un’acquisizione che segna il ritorno allo shopping negli Usa, entrando nel mercato Saas legato allo streaming e al video enterprise. Ma soprattutto acquisendo una società quotata al Nasdaq.

Vimeo – 1,38 miliardi di dollari per un pezzo di storia del web (e del video)

Il 10 settembre 2025 Vimeo annuncia l’accordo definitivo per essere acquisita da Bending Spoons in una transazione interamente cash da circa 1,38 miliardi di dollari.
Qui la “trazione americana” è doppia: (a) un asset nato e cresciuto negli Usa, (b) un deal che dimostra capacità finanziaria e operativa su scala da grande public company.

Eventbrite – circa 500 milioni di dollari per il marketplace degli eventi

A dicembre 2025 Eventbrite comunica l’accordo per essere acquisita da Bending Spoons: circa 500 milioni di dollari, 4,50 dollari per azione in cash. Anche qui: piattaforma americana, brand globale, base utenti ampia. E un’ennesima dimostrazione di come Bending Spoons stia costruendo un perimetro che “parla” la lingua del mercato Usa.

Perché la Ipo di Bending Spoons sarebbe diversa

Il motivo è semplice: Bending Spoons non porta in Borsa una singola linea di prodotto, ma un portafoglio di software e piattaforme già globali, con una componente americana strutturale. E questo la rende più simile a un consolidatore tech internazionale che a una scaleup europea “classica”.

Inoltre, la società può contare su numeri e traiettorie già raccontati da EconomyUp negli anni: nel 2024, ad esempio, si parlava di un 2023 chiuso con 200 milioni di margine operativo lordo e un obiettivo di 500 milioni entro il 2026, oltre a una base di oltre 100 milioni di utenti mensili sui prodotti del portafoglio.
Al netto di come quei numeri siano evoluti dopo il salto dimensionale del 2025, il messaggio per Wall Street è chiaro: non una startup che deve ancora dimostrare il modello, ma un’azienda che vuole capitali e visibilità per accelerare una strategia già in esecuzione.

A questo punto non resta che aspettare, con alcune inevitabili domande: ci saranno nuove acquisizioni negli Usa per aumentare la massa critica o ci sarà solo il perfezionamento di quelle già fatte? Quali metriche saranno proposte nella narrazione finanziaria (ricavi aggregati, margini, cash generation, retention)? E come sarà definito l’equilibrio fra una governance guidata dai founder e la disciplima da public company? Certamente Luca Ferrari sta lavorando anche a queste risposte.

Per costruire un “percorso” editoriale interno, questi sono collegamenti naturali:

  • acquisizione Meetup e quadro 2024 (Economyup)
  • acquisizione Evernote (il punto di svolta) (Economyup)
  • acquisizione Vimeo (Economyup)
  • acquisizione Eventbrite (Economyup)
  • news analysis sul round da 710 milioni e sulla tesi degli investitori (Economyup)
guest

0 Commenti
Più recenti Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x