L’ACQUISIZIONE

Apple continua a comprare startup: ora punta su AI e voce dell’israeliana Q.ai



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Apple compra l’israeliana Q.ai, con un deal stimato in quasi 2 miliardi, per portare l’AI vocale e la “silent speech” nei dispositivi AirPods, smart glasses e Siri. Cosa fa la startup, le acquisizioni nella strategia Apple

Pubblicato il 30 gen 2026



Avi Barlyia, co-founder di Q.ai
Avi Barlyia, co-founder di Q.ai

Apple torna a fare ciò che le riesce meglio quando vuole accelerare: comprare tecnologia (e soprattutto talenti) dove serve. Per questo Cupertino ha acquisito la startup israeliana Q.ai, specializzata in intelligenza artificiale applicata ad audio e riconoscimento vocale, in un deal stimato intorno ai 2 miliardi di dollari. Apple non ha comunicato i dettagli economici dell’operazione, ma l’entità della cifra fa rumore perché la colloca tra le acquisizioni più importanti della storia del gruppo.

Cosa fa Q.ai e perché è diversa dalle “solite” startup voice

Q.ai nasce a Tel Aviv nel 2022 e lavora su un’idea che sposta la voce fuori dalla voce: tecnologie che analizzano micro-movimenti del viso (facial skin micro-movements) per interpretare la cosiddetta “silent speech”, cioè la comunicazione non verbale, utile per interagire con un assistente AI senza parlare ad alta voce, ad esempio tramite cuffie o smart glasses. In altre parole: rendere naturale (e discreta) una conversazione con l’AI in mobilità, in pubblico, o in ambienti dove l’audio non è praticabile.

La tecnologia

Q.ai – che sul proprio sito si presenta semplicemente come Q – non si racconta come l’ennesima startup “voice tech”, ma come un laboratorio che vuole ripensare l’interazione uomo-macchina in chiave discreta. Il suo payoff è esplicito: “In a world full of noise we craft a new kind of quiet”, cioè in un mondo saturo di stimoli e suoni l’obiettivo è costruire un nuovo tipo di “silenzio”: tecnologie capaci di interpretare la comunicazione umana e renderla utilizzabile anche quando parlare non è possibile o non è desiderabile. Sul piano tecnico, Q descrive un lavoro che combina audio e speech, Nlp, e computer vision 2D/3D, con metodi di deep learning e una forte attenzione a dati e metriche proprietarie per modellare la comunicazione. Un elemento chiave – molto coerente con la cultura “on-device” di Apple – è il focus su modelli e sistemi ottimizzati per girare su risorse e consumi ridotti, quindi su dispositivi “edge” e indossabili. La società indica sedi tra Israele (Ramat Gan) e Boston, e sul sito mette in evidenza i tre founder Aviad Maizels, Yonatan Wexler e Avi Barliya, oltre a un parterre di investitori internazionali che include, tra gli altri, Kleiner Perkins, GV, Spark Capital, Aleph ed Exor.

Il team fondatore

Aviad Maizels (CEO) è un nome già noto a Cupertino perché è tra i fondatori di PrimeSense, la società dei sensori 3D dietro anche a Kinect e poi confluita nell’ecosistema Apple dopo l’acquisizione del 2013; Avi Barliya ha un profilo da ricerca e deep tech (PhD al Weizmann, passaggi da PrimeSense e SpaceIL, tra le esperienze citate in bio pubbliche); Yonatan Wexler compare in lavori e brevetti nell’area computer vision/ML, coerenti con l’approccio di Q.ai che combina imaging e modelli di apprendimento.

Perché Apple mette sul piatto quasi 2 miliardi: Siri, wearables e “AI devices”

L’AI sta diventando una feature di sistema e la voce (o ciò che la sostituisce) è il suo canale più naturale. L’operazione va collocata dentro la corsa ai dispositivi indossabili “AI-first”: smart glasses e auricolari che non sono solo accessori, ma interfacce permanenti per parlare con un assistente generativo. Non a caso il deal viene descritto come un modo per ridurre il gap con chi sta già guadagnando trazione su questo terreno (Meta con gli occhiali Ray-Ban, e la pressione crescente di Google e altri).

In questo quadro, Q.ai vale per Apple almeno tre cose: 1) tecnologia proprietaria su un’interazione “hands-free” e “voice-adjacent” (silenziosa ma sempre disponibile); 2) know-how su imaging + machine learning, cioè la combinazione chiave per portare l’AI in hardware; 3) un tassello potenzialmente strategico per l’evoluzione di Siri/Apple Intelligence verso forme di interazione più continue, contestuali e meno “da comando vocale”. È significativo che, nelle ricostruzioni, venga citato anche l’interesse Apple a nuove modalità di input/output legate a cuffie e occhiali.

Le acquisizioni più recenti: Apple compra “in silenzio”, ma compra (eccome)

Q.ai si inserisce in una linea di acquisizioni mirate, spesso piccole e poco pubblicizzate, ma molto coerenti con l’idea di portare capacità AI on-device e dentro le app di produttività. Negli ultimi due anni, Apple ha acquisito varie società focalizzate su AI applicata (dalla produttività personale a componenti più “core” per far girare modelli e automazioni sui device). Tim Cook, dal canto suo, ha anche segnalato pubblicamente che Apple è aperta a M&A per rafforzare la roadmap AI.

Ecco una timeline delle acquisizioni Apple nel 2024 e nel 2025 (quelle emerse pubblicamente tramite reporting di testate affidabili e/o documenti regolatori).

2024

  • 3 marzo 2024 — Mayday Labs (Canada)
    Startup dietro Mayday, calendario/task manager con “scheduling assistant” basato su AI. Apple la compra il 3/3/2024; il servizio viene poi chiuso (“sunset”) a maggio 2024.
  • 14 marzo 2024 — DarwinAI (Canada) (acquisizione “earlier this year”, resa nota il 14/3)
    Apple acquisisce DarwinAI, società legata a computer vision per ispezioni in produzione e anche a tecniche per rendere i modelli più piccoli/efficienti (un tema centrale per far girare AI “bene” su dispositivi). La notizia viene riportata da TechCrunch (che cita Bloomberg) e in un lancio Reuters ripubblicato.
  • 22 aprile 2024 — Datakalab (Francia) (operazione finalizzata il 17 dicembre 2023, ma pubblicamente ricostruita il 22/4/2024)
    Datakalab lavora su compressione di algoritmi ed embedded AI. Il punto interessante, qui, è il “doppio tempo”: l’acquisizione risulta finalizzata il 17/12/2023, ma diventa davvero “notizia” con la ricostruzione del 22/4/2024 legata a un filing europeo.
  • 1 novembre 2024 — Pixelmator (Lituania) (accordo annunciato; dettagli economici non divulgati)
    Pixelmator comunica di aver firmato un accordo per essere acquisita da Apple, “subject to regulatory approval”. È un tassello meno “AI puro” ma molto coerente con l’integrazione di capacità creative (e anche di feature AI di editing) nel software Apple.
  • 20 dicembre 2024 — Betteromics (USA, Redwood City)
    Società focalizzata su analisi di dati sanitari (health data analytics). AppleInsider indica la data di acquisizione 20/12/2024.

2025

  • 3 gennaio 2025 — Pointable
    Startup con pochissime informazioni pubbliche disponibili; AppleInsider colloca l’acquisizione al 3/1/2025 e la descrive (da tracce come profili LinkedIn) come legata a RAG e agenti “production-grade”. Se il focus Apple è portare AI davvero utile nelle app, questo è un “mattoncino” molto coerente.
  • 24 gennaio 2025 — TrueMeeting (Israele)
    Acquisizione “silenziosa” emersa a posteriori: TrueMeeting (ex CommonGround AI) lavora su avatar 3D realistici e tecnologie per identità/telepresenza (potenzialmente rilevanti per Vision Pro e “Personas”). Diverse ricostruzioni collocano l’operazione a gennaio 2025; Road to VR parla esplicitamente di acquisizione “in January 2025”.
  • 27 maggio 2025 — RAC7 (Canada)
    Apple acquisisce RAC7, micro-studio (2 persone) creatore di Sneaky Sasquatch (Apple Arcade). Qui l’obiettivo è più “contenuto/servizi”, ma è una delle rarissime acquisizioni esplicitamente confermate in area gaming.

Il quadro 2024–2025 che vedi sopra è necessariamente incompleto: molte operazioni Apple restano non comunicate o diventano visibili solo mesi dopo, quando emergono da reporting o filing. È esattamente questo il “modello”: M&A piccole/medie, molto mirate, e spesso assorbite nel prodotto senza fare rumore.

Lo scenario: l’AI “per la voce” cresce e diventa infrastruttura dei servizi

Il tempismo non è casuale: i mercati legati a speech/voice recognition e voice AI sono in piena espansione, spinti da assistenti, trascrizione, customer service, biometria vocale e device intelligenti. Una stima (MarketsandMarkets) colloca il mercato speech & voice recognition a 8,49 miliardi di dollari nel 2024, con crescita fino a 23,11 miliardi nel 2030 (CAGR 19,1% dal 2025). In parallelo, altre società di ricerca stimano per la “voice AI” una traiettoria ancora più ripida (numeri diversi a seconda del perimetro, ma trend convergente: forte accelerazione).

Q.ai: non solo una startup ma un pezzo di interfaccia futura

L’acquisizione di Q.ai è meno una scommessa “sull’audio” e più un investimento sull’interfaccia: come parleremo (o non parleremo) con l’AI quando sarà sempre addosso a noi, negli auricolari o negli occhiali. Se l’iPhone è stato lo schermo tascabile, la prossima piattaforma potrebbe essere una combinazione di voce, sensori e contesto. Q.ai porta ad Apple un vantaggio in un segmento specifico — la “silent speech” — che potrebbe diventare decisivo proprio dove si giocherà la prossima ondata: l’AI che esce dalle app e diventa ambientale.

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