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Tokenizzazione di asset finanziari: a che punto è il mercato italiano tra regolamentazione e sfide industriali



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Davide Paglia (CDP), Carlo Comporti (Consob), Alberto Bonadonna, Managing Director Accenture, Thomas Iacchetti, CEO di Fleap e Margherita Leder, AD Knobs, analizzano il mercato della tokenizzazione di asset finanziari tra regolamentazione europea, nuove opportunità per le PMI ed evoluzione industriale del Digital Product Passport

Pubblicato il 23 gen 2026



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Il mercato della tokenizzazione di asset finanziari si trova oggi in una fase di profonda trasformazione, sospeso tra la necessità di superare la fase delle sperimentazioni pilota e l’urgenza di costruire un’infrastruttura industriale di scala. Durante il convegno “Blockchain & Web3 Outlook 2025-26”, organizzato dall’Osservatorio Blockchain & Web3 della School of Management del Politecnico di Milano il 22 gennaio 2026, i principali attori del settore si sono confrontati su un ecosistema che, pur essendo maturo dal punto di vista tecnologico, fatica ancora a trovare una traiettoria di crescita esponenziale.

A parlare sono stati Davide Paglia, Head of Payment Systems, Cassa Depositi e Prestiti (CDP), Carlo Comporti, Commissario di Consob, Alberto Bonadonna — Managing Director, Accenture, Thomas Iacchetti — CEO, Fleap e Margherita Leder — Amministratrice Delegata, KNOBS.

Lo scenario della tokenizzazione di asset finanziari tra Europa e mercati globali

Nonostante l’Europa abbia cercato di giocare d’anticipo con la regolamentazione, il confronto con le piazze internazionali rivela un gap competitivo ancora evidente. Secondo Carlo Comporti, Commissario di CONSOB, sebbene l’Europa non sia partita in ritardo, altri attori, in particolare negli Stati Uniti e in Asia, hanno saputo sviluppare l’ecosistema in modo più consistente. Comporti sottolinea come in Asia le piazze di Singapore e Hong Kong siano molto avanzate al di là dell’aspetto regolamentare , mentre negli USA iniziative come la “No-Action Letter” della SEC e i progetti del New York Stock Exchange stiano definendo nuovi standard per lo sviluppo del settore.

In questo scenario, il DLT Pilot Regime rappresenta un tassello fondamentale, essendo entrato in vigore per consentire le prime autorizzazioni alle infrastrutture di mercato. Tuttavia, il numero di autorizzazioni concesse è inferiore alle aspettative iniziali. Comporti rileva che “ci aspettavamo un flusso, diciamo così, di richieste molto più aperto”. Per favorire lo sviluppo della scala, si guarda con interesse a una proposta della Commissione Europea per un Pilot Regime più flessibile e, soprattutto, a quello che il Commissario definisce come un possibile “28º regime che consenta l’emissione, il trasferimento, diciamo, la possibilità di inserire in custodia asset finanziari nativi digitali con un regime unico a livello europeo”.

Il mercato italiano: uno stallo che attende il salto di scala

I dati presentati da Davide Ghezzi, ricercatore dell’Osservatorio, offrono una fotografia precisa ma cauta dello stato dell’arte in Italia. Il mercato nazionale appare in una fase di stallo da almeno quattro anni, oscillando intorno alla soglia dei 40 milioni di euro. Nell’ultimo anno, il valore si è attestato sui 38 milioni di euro, di cui il 62% riconducibile direttamente al mondo finanziario. Sebbene il settore finance rimanga il primo per adozione, si tratta di una percentuale minore rispetto alla media internazionale, segno che in Italia la tecnologia sta permeando anche altri comparti industriali.

Il numero totale di progetti censiti è pari a 291, ma la criticità risiede nella loro natura. Molte di queste iniziative faticano ad andare su scala, rimanendo confinate in un’ottica sperimentale o di prova di concetto (PoC). Ghezzi avverte che “i veri benefici ce li portiamo a casa non quando sperimentiamo il primo pezzettino, quando grattiamo la superficie di queste potenzialità, ma quando veramente andiamo su scala e abbracciamo il potenziale di questa tecnologia”. Il rischio concreto è che, senza una decisa accelerazione verso l’industrializzazione, l’Italia possa diventare, nell’arco di soli due anni, una mera importatrice di tecnologia straniera.

Oltre la finanza: l’ascesa del Digital Product Passport

Un ambito in cui la tokenizzazione di asset finanziari incrocia l’economia reale è quello dei token non finanziari, che rappresentano circa un terzo dei progetti censiti nel 2025. Un forte driver di crescita è rappresentato dalla normativa europea ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), che sta spingendo le aziende verso l’adozione del Digital Product Passport (DPP). Non si tratta solo di un obbligo normativo, ma di un’opportunità per abilitare nuovi servizi a valore aggiunto e monitorare il mercato secondario.

Alberto Bonadonna, Managing Director di Accenture, utilizza una metafora efficace per descrivere l’approccio delle aziende a questo cambiamento: molte vivono l’adeguamento come il “compitino” di Cenerentola che scappa dal ballo a mezzanotte. Invece, il valore reale risiede in ciò che accade dopo. Secondo Bonadonna, “è dopo proprio la mezzanotte che avviene la magia. Quindi quella scarpetta che è il token Web3 ti rimane per sempre”. Esempi di questo valore sono già visibili nel settore del lusso e del fashion; il Consorzio Aura ha registrato oltre 50 milioni di prodotti in Blockchain, trasformando il passaporto digitale in uno strumento di tracciamento e generazione di nuovi flussi di revenue.

Ostacoli culturali e modelli di aggregazione

Uno dei freni principali alla tokenizzazione di asset finanziari in Italia è di natura culturale. Thomas Iacchetti, CEO di Fleap, riporta l’esperienza diretta con i grandi attori istituzionali, spesso frenati dalla tentazione di aspettare che altri facciano il primo passo: “una grossa SGR, la famosa frase è stata: ‘E noi non siamo quelli che partono per primi, noi aspettiamo che partano gli altri'”. Questo atteggiamento conservativo ignora che la tokenizzazione non è solo uno strumento, ma un cambio di processo che va a toccare operazioni consolidate all’interno di banche e SGR.

Per superare la polverizzazione del mercato, Margherita Leder, Amministratrice Delegata di KNOBS, indica l’aggregazione come unica soluzione praticabile. Le startup e le PMI innovative devono avere il coraggio di unirsi per dialogare con i grandi gruppi industriali, che richiedono interlocutori strutturati per le fasi di produzione. Un esempio concreto in questa direzione è l’operazione che ha coinvolto Fleap e Young Platform, sostenuta finanziariamente da Azimut, che ha permesso di mettere a fattor comune le autorizzazioni MiCAR e quelle del Decreto Fintech per creare un attore nazionale di maggior peso.

Nuove opportunità di finanziamento per le PMI

La tokenizzazione di asset finanziari offre prospettive inedite per l’accesso al mercato dei capitali da parte delle Piccole e Medie Imprese. Davide Paglia, Head of Payment Systems di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), chiarisce che la tokenizzazione non deve essere intesa come la mera trasposizione su blockchain di processi esistenti, ma come la capacità di creare nuovo valore. Grazie alla tecnologia, asset oggi illiquidi o non finanziabili possono diventare tracciabili e trasferibili, fungendo da collaterale per nuova liquidità.

Tra le operazioni di rilievo citate da Paglia figurano:

  • Il primo mini-bond tokenizzato in Italia, strutturato da UniCredit per E4 Computer Engineering, con il supporto tecnologico di BlockInvest e Fleap come responsabile del registro.
  • Un Green Bond emesso da CDP nel 2025, dal valore di quasi 500 milioni di euro, caratterizzato da una rendicontazione ESG totalmente notarizzata in Blockchain.

Questi esempi dimostrano come la tokenizzazione possa rendere liquido ciò che oggi non entra nei circuiti della finanza tradizionale. Come evidenziato dal Commissario Comporti, l’obiettivo ultimo è favorire la trasmissione dei risparmi verso le esigenze produttive delle imprese, in linea con il progetto europeo della Savings and Investment Union.Il 2026 si delinea dunque come l’anno delle scelte strategiche. Per evitare di rimanere “province digitali” di altre potenze economiche, gli operatori italiani sono chiamati a sviluppare un ecosistema integrato dove la tecnologia si sposi con la governance e il supporto finanziario. La sfida non è più dimostrare che la tecnologia funziona, ma integrare la tokenizzazione di asset finanziari nei modelli operativi quotidiani, trasformando la sperimentazione in una solida realtà industriale.

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