"Ho portato la produzione del tonno in Italia e creato lavoro: eppure mi davano del pazzo"

Vito Gulli, numero uno di Generale Conserve, proprietaria del marchio di tonno Asdomar, spiega perché ha trasferito in Sardegna tutto il ciclo produttivo, nonostante i costi più elevati: "Creando occupazione, aumenta il potere d'acquisto: è un circolo virtuoso"

LA BUONA ECONOMIA

di Maurizio Di Lucchio

Vito Gulli, amministratore delegato di Generale ConserveVito Gulli, amministratore delegato di Generale Conserve«In molti mi presero per pazzo. “Ma come?”, dicevano. “Ha uno stabilimento in Portogallo dove il costo della manodopera costa un quarto rispetto all’Italia, e ne fa uno nuovo qui?”». L’imprenditore scambiato per folle è Vito Gulli, classe 1951, presidente e amministratore delegato di Generale Conserve, la società genovese produttrice di conserve alimentari che detiene il marchio di tonno Asdomar e, dal 2013, i brand Manzotin (carne in scatola) e De Rica (pomodori).

La “pazzia”, se così la si può definire, è stata quella di portare tutta la produzione del tonno in Italia. I passaggi sono stati tre: l’acquisizione nel 2008 di alcuni impianti e macchinari dello stabilimento Palmera a Olbia, chiuso per cessata attività; l’assunzione di una parte del personale che era finito in cassa integrazione dopo la liquidazione della società; l’inaugurazione, nel 2010, di un nuovo stabilimento, costruito accanto a quello appena rilevato con un investimento di circa 25 milioni di euro e senza sovvenzioni pubbliche.

«Iniziammo con il dare impiego a 56 unità lavoro prese dalla cassa integrazione di Palmera», racconta Gulli, che prima di diventare azionista di Generale Conserve era stato manager in aziende di conserve ittiche come Star, Nostromo e Palmera. «Conoscevo assai bene quelle persone perché ero stato loro direttore generale sette anni prima. Oggi, in un’area problematica dal punto di vista dell’occupazione come la Sardegna diamo lavoro a circa 300 persone, di cui 120 a tempo indeterminato. Il rapporto, poi, con questi dipendenti è molto particolare: da parte loro nei miei confronti c’è quasi un esagerato senso di riconoscenza per averli salvati dalla disoccupazione; da parte mia, forse, un esagerato senso di protezione, come il padre di un figlio adottivo verso cui ci si sente ancora più in dovere che verso un figlio naturale».

Tutto pur di portare avanti la scommessa di mantenere tutto il ciclo produttivo del tonno Asdomar in Sardegna e di garantire la sostenibilità della pesca. Il perché è presto detto: «Per far ripartire l’economia di un Paese in forte difficoltà come l’Italia, è necessario che le imprese responsabilmente rilocalizzino la produzione qui, garantendo maggior occupazione sul territorio e incrementando in tal modo il potere d’acquisto delle persone». Di delocalizzazione, quindi, il numero uno di Generale Conserve non vuole neanche sentir parlare. Sì ma come si può concentrare le fasi produttive nel nostro Paese restando competitivi nonostante alcuni costi siano più alti?

«Lavorando il tonno da intero, come facciamo noi, e non da semilavorati importati da Paesi terzi, si ha la possibilità di utilizzare a pieno la materia prima e valorizzare tutte le parti del tonno. In questo modo, la produzione non genera scarti,  ogni parte del tonno viene utilizzata, dal filetto alle parti destinate al pet food e infine all’impianto per farine di pesce per la zootecnia. Creare un valore commerciale a tutte queste componenti fa sì che il costo del prodotto sia sostenibile e competitivo».

La scelta di puntare sull’Italia - l’altro stabilimento, anch’esso rilevato da un’azienda in difficoltà è in Portogallo, con 200 dipendenti, ma produce sgombri, salmone ed altre specialità ittiche - ha avuto finora esiti positivi visto che l’azienda, seconda sul mercato tra i produttori di conserve ittiche e prima nel segmento premium, è cresciuta anche durante gli anni di crisi e ha registrato nel 2013 un fatturato netto di 181 milioni di euro, con un incremento superiore al 21% rispetto al 2012.

Certo, non è stato facile. La società ha continuato a investire in una fase, come nel 2012, in cui
la materia prima ha avuto  aumenti che sono arrivati a un picco del +50%. Per quanto il tonno sia anticiclico - in periodi di crisi le famiglie si riversano più facilmente su alimenti proteici low cost – i costi da sostenere hanno avuto un’impennata.

Eppure, oltre ai dati positivi in termini di vendite, nel 2013 l’azienda ha ricevuto risorse aggiuntive grazie all’ingresso nel capitale di un nuovo socio, il manager-imprenditore Adolfo Valsecchi, ed è riuscita anche a portare a casa due acquisizioni importanti: a maggio ha acquistato il brand Manzotin e a dicembre il marchio De Rica. «Con queste operazioni abbiamo ampliato e diversificato il business capitalizzando sulla tradizione dei marchi italiani e abbiamo completato il nostro portafoglio di proteine in conserva: carne, pesce e vegetali».



 

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