La più grande officina al mondo di stampa 3D? È a due passi da Novara

Nei 2400 mq dell'impianto di Cameri, la Avio Aero, acquisita da General Electric nel 2013, realizza componenti di aerei, in particolare turbine, utilizzando tecnologie di additive manufacturing. “È uno dei pochi stabilimenti in grado di produrre da sé le polveri di titanio, che sono la materia prima alla base del sistema"

Industria 4.0

di Luciana Grosso

Da fuori sembra un capannone come gli altri, forse solo un po’ più grande. Ma a guardarlo dall'interno, invece, no. All’interno l’Avio Aero di Cameri, poco lontano da Novara, ha l’aspetto di qualcosa che non si è mai visto altrove, qualcosa fatto per dare forma al futuro. Il capannone cela una delle divisioni chiave, almeno in Italia, di General Electric, ossia quella legata alla costruzione di componenti aeronautiche: circa sessanta macchine per la realizzazione di componenti in additive manufacturing, ovvero in stampa 3D e altri processi di produzione intelligente; due atomizzatori per la creazione diretta delle polveri da cui parte la produzione; due attrezzature per il trattamento termico dei componenti.

A occuparsene è la Avio Aero, di Cameri, azienda aeronautica fondata nel 1908 e poi acquisita da General Electric nel 2013 per circa 3,3 miliardi di euro. Due le caratteristiche che collocano lo stabilimento di Cameri all’avanguardia rispetto ad altri. In primo luogo le dimensioni: l’impianto è oggi il più grande del mondo che fa uso di stampa 3D (2.400 mq per 60 macchine); a seguire la tecnologia: quello piemontese è l’unica fabbrica al mondo in cui i componenti degli aerei, in particolare turbine, si creano per così dire dal ‘nulla’, fondendo insieme polveri di metalli sulla base di un progetto tridimensionale di additive manufacturing.

L’investimento di GE in Piemonte, a partire dal 2013, è stato di circa 20 milioni di euro. Una tranche di uno stanziamento complessivo di circa 400 milioni di euro, 100 dei quali dedicati alle attività di Ricerca e Sviluppo sull’additive manufacturing avviate da GE. “L’impianto di Cameri è, a oggi, uno dei pochi in grado di produrre da sé le polveri di titanio che sono, di fatto, la materia prima alla base del sistema - spiegano dall’azienda -. Una tecnologia possibile grazie alla presenza, dal 2013, di un impianto di atomizzazione, ossia di un sistema per la produzione di polveri su base titanio, con cui vengono poi prodotte le pale di turbina”.

Per fare una descrizione davvero semplificata di come funziona l’impianto va detto che le polveri oggi si ricavano da lingotti, per lo più di titanio, i cui produttori sono pochi e operano in un regime che può essere simile al monopolio. “Dotandoci a nostra volta, di un atomizzatore, che parte dal lingotto, materia solida, e lo porta allo stato liquido e poi a polvere, siamo relativamente autonomi rispetto a questo sistema - spiegano da Avio-Aero -. La possibilità di trasformare, da soli, i lingotti in polveri ci permette si traduce in due vantaggi principali: il primo è una supply chain più robusta, che quindi ha una doppia fonte di approvvigionamento oltre a quella rappresentata da un fornitore esterno polveri; la seconda è correlata ed è di natura economica, in quanto ci permette un risparmio sensibile sui costi”.

Un sistema che potrebbe crescere ancora, poiché su questa prima struttura, già avveniristica in sé, pioveranno parte dei soldi del protocollo d’intesa siglato dal Ministero dello Sviluppo Economico, Regioni Piemonte, Puglia e Campania e dal presidente di Avio Aero che prevede una serie di stanziamenti fino a 200 milioni di euro per favorire lo sviluppo di nuove piattaforme tecnologiche nel settore dell’aviazione civile nelle tre regioni coinvolte.

Al Piemonte toccheranno 40 milioni di euro che saranno dedicati a programmi di ricerca, sviluppo sperimentale e innovazione che verranno sostenute attraverso risorse del Fondo Crescita Sostenibile e con un contributo pubblico complessivo pari a circa 12 milioni di euro (il contributo regionale non potrà essere inferiore al 10%).