Nuove frontiere

Startup, cosa succede in Africa, Brasile e Russia

La U-Start Conference, appena conclusa a Milano, è stata l’occasione per conoscere imprenditori e innovatori da tutto il mondo. Ecco tre aree ricche di opportunità sia per gli startupper italiani, sia per gli investitori interessati a nuovi mercati

Pubblicato il 14 Mag 2014

Startup, cosa succede in Africa, Brasile e Russia

Non c’è soltanto la Silicon Valley: ogni continente al mondo ha i suoi startupper, con la loro cultura, le loro idee e il loro ecosistema in crescita. Eventi come la U-Start Conference di Milano permettono di conoscere e ascoltare gli imprenditori e gli innovatori da tutto il mondo. Per la seconda e ultima giornata di conferenza abbiamo scelto di raccontare tre aree, con le loro opportunità sia per gli startupper italiani in cerca di bandi e concorsi che per investitori interessati a nuovi mercati.

Africa
L’Africa è uno spazio di crescita per le startup, e il Sudafrica è il suo punto di accesso più sicuro e stabile. Il panel di venture capitalist e startupper africani (Zachariah George di U-Start, i mentor James Durrant e Anthony Stonefield, Vuyisa Qabaka di The Barn, Garreth Bloor in rappresentanza delle istituzioni, i VC Marc Balkin e Shakur Olla) apre scenari interessanti al di fuori dalle rotte tradizionali dell’innovazione. Le tendenze più importanti sono l’urbanizzazione (cinque delle dieci città più popolate al mondo saranno in Africa, con problemi e disparità ma anche opportunità), l’agricoltura (il Continente Nero diventerà il mercato agricolo del mondo) e la telefonia mobile, che qui è un mercato gigantesco, con quasi 700 milioni di clienti e Paesi con tassi di penetrazione del 100%.
Il Sudafrica è la porta di questo continente, per la stabilità politica, per la storia tecnologica (con tanto di exit miliardarie, a partire da quella di Thawte, azienda di certificazione digitale comprata da Verisign), la rete di università e ricerca, l’avanzato sistema bancario e le infrastrutture (600 milioni di euro di investimenti in banda larga). È sudafricana anche la startup premiata alla U-Start Conference: Over, con un’app per aggiungere testi e disegni alle foto. Al secondo posto nell’attenzione degli investitori la Nigeria, meno stabile e più turbolenta ma altrettanto ricca di opportunità imprenditoriali.

Brasile
Tutto è cambiato in Brasile in pochi anni. Tre anni fa c’era un solo acceleratore di startup in tutto il Paese, oggi ce ne sono 40. Ci sono 220 angel investor registrati, più di 6mila investitori. Un paese che sempre di più attrae imprenditori e startupper che arrivano da tutto il mondo, come Nicolas Gautier, che dalla Svizzera è passato a San Paolo: “Questo paese era come un oceano da esplorare, senza pescatori”.
Oggi la situazione è cambiata notevolmente, anche grazie a programmi come Start Up Brazil, uno strumento di partnership tra il governo brasiliano e 15 acceleratori: ogni anno vengono selezionate 100 startup (da tutto il mondo, sono in attesa dei primi italiani) da finanziare con un doppio binario, privato e pubblico. “Ora il nostro problema come Paese di startupper è passare al livello successivo: le exit, i profitti” spiega Felipe Matos, imprenditore che lavora al programma governativo. I settori che in Brasile assorbiranno più innovazione? La logistica, la salute e l’istruzione. Nei prossimi anni, prevede Gautier, 30 milioni di persone passeranno da poveri a consumatori. Questo è l’oceano per cui è arrivato in Brasile.

Russia
Guardiamo invece alla Russia parlando direttamente delle startup arrivate da Mosca e San Pietroburgo a Milano. Imparare una lingua è faticoso, quasi doloroso. E se diventasse un gioco? È l’idea di Linguademia. Il suo prodotto online, Lingua Saga, prova a portare l’apprendimento su un nuovo livello: la gamification totale, rendere lo studio una sorta di gioco di ruolo. Lo studente prende un avatar che deve usare la lingua da apprendere in un videogame online. Il sistema promette costi bassi e una base ampia di utenti, per conquistare una fetta del mercato dell’industria globale della formazione linguistica, che vale 82,6 miliardi di dollari.
Pine punta sul turismo e il mercato alberghiero: come si sceglie l’hotel per un viaggio? Pine fornisce ispirazioni per la scelta pescandole da riviste, blogger e viaggiatori. Il business model: Pine prende una commissione sulla prenotazione. MyWishBoard in Russia ha 100mila clienti, è una piattaforma per risparmiare e mettere da parte soldi: si chiamano microsavings. La grafica ricorda molto quella di Pinterest: a essere visualizzati sono gli obiettivi per cui si risparmia. Quando si crea l’obiettivo, automaticamente si crea un account bancario, dal quale non si possono prelevare soldi finché l’obiettivo non è raggiunto. Quando raggiungi la cifra che ti eri prefissato, il sito ti mette in collegamento con i siti di ecommerce che metto in mostra le offerte migliori. I guadagni non vengono dagli utenti ma dalle commissioni con banche e e-commerce. Hello Baby è invece una sorta di album digitale per raccogliere da diverse fonti foto e video di un bambino che cresce, dalla nascita fino ai cinque anni.

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