L’ecosistema europeo delle startup della smart mobility sta attraversando una fase di profonda trasformazione, segnata da una competizione globale sempre più serrata. In un recente colloquio con Mimi Billing, editor di Sifted, il fondatore e CEO di Bolt, Markus Villig, ha delineato i contorni di questa sfida, evidenziando come l’innovazione continentale si trovi a un bivio decisivo tra l’espansione globale e i rischi di un’eccessiva regolamentazione. L’analisi di Villig non si limita alla crescita della propria azienda, ma abbraccia l’intera visione industriale dell’Unione Europea, mettendo in guardia i decisori politici su quello che definisce un potenziale “disastro” tecnologico ed economico se non verranno presi provvedimenti immediati per sostenere l’intelligenza artificiale fisica.
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Il posizionamento di Bolt e la competizione globale
Nel panorama delle startup della smart mobility europee, Bolt – startup fondata a Tallin (la capitale estone) nel 2013 per garantire un’offerta di servizi variegata, che va dal ride-hailing, il vero core-business, fino alla micromobilità e al food delivery – si distingue per una crescita che l’ha portata a operare in oltre 50 paesi e 600 città. Un dato significativo emerso dal confronto tra Villig e Billing riguarda la capacità dell’azienda estone di sfidare i giganti americani nei mercati internazionali. Markus Villig ha confermato che Bolt è attualmente in testa rispetto a Uber in circa 20 paesi, consolidando la sua posizione come l‘app di ride-hailing più popolare in diverse aree dell’Europa e dell’Africa. Villig rivendica con orgoglio questo primato, affermando: “Siamo l’unica azienda al mondo che è entrata nei mercati dopo di loro e li ha comunque battuti in quello che è discutibilmente il loro stesso gioco”.
La strategia di espansione di Bolt non si limita ai mercati storici come i Paesi Nordici o l’Europa Centrale e Orientale, definiti da Villig come i propri “core markets”. Nell’ultimo anno, l’azienda ha ottenuto successi in territori geograficamente distanti come Dubai, Taiwan e la Nuova Zelanda. Nonostante questa proiezione globale, Villig sottolinea che l’essere una realtà europea rappresenta un vantaggio competitivo intrinseco. Secondo il CEO, gli imprenditori europei tendono a essere più frugali e cost-effective nella gestione del capitale, una caratteristica naturale che permette di comprendere meglio le dinamiche dei mercati locali rispetto ai concorrenti statunitensi.
Risultati finanziari e investimenti strategici
Analizzando l’andamento economico del 2024, Bolt ha raggiunto una revenue di 2 miliardi di euro, a fronte di perdite nette superiori ai 100 milioni di euro. Villig ha chiarito che queste perdite non sono dovute a un’inefficienza del modello di business principale, il quale “è profittevole già da molti anni”, bensì a una scelta deliberata di investimento. I capitali vengono infatti dirottati verso:
- L’espansione di nuove linee di prodotto, inclusi monopattini, biciclette elettriche e food delivery.
- L’ingresso in nuovi territori come la Malesia e il consolidamento in mercati recenti.
- Il potenziamento della piattaforma tecnologica per gestire milioni di viaggi ogni giorno.
La filosofia aziendale rimane improntata alla frugalità. Villig dichiara che l’azienda non ha attualmente la necessità di raccogliere ulteriori finanziamenti esterni, preferendo controllare il proprio destino attraverso investimenti mirati ad alto rendimento. Anche l’apertura di una linea di credito revolving da 220 milioni di euro è stata descritta non come una necessità di cassa immediata, ma come uno strumento di flessibilità strategica per un’industria ad alta intensità di capitale.
La minaccia del ritardo sulla guida autonoma
Il tema più critico affrontato da Villig riguarda il futuro del settore automobilistico e delle startup della smart mobility europee in relazione alla guida autonoma. Il CEO descrive l’IA fisica applicata al mondo reale come una rivoluzione pari a quella dell’intelligenza artificiale digitale, ma denuncia un preoccupante disinteresse da parte dell’Unione Europea. Villig avverte che l’Europa sta “dormendo” di fronte a questo cambiamento, rischiando di ripetere l’errore commesso con la transizione verso le batterie e le auto elettriche.
“Circa il 10% dell’economia dell’UE è costituita dalla produzione di automobili, e se manchiamo questa ondata, non avremo le nostre capacità di auto a guida autonoma in Europa. Sarà un disastro”. Secondo Villig, la mancanza di ambizione tra i produttori di auto e i politici europei è il principale ostacolo. Mentre il settore automobilistico europeo vale trilioni di euro, il CEO ritiene che basterebbe investire alcuni miliardi nell’industria della guida autonoma per assicurarsi di non perdere competitività rispetto a Stati Uniti e Cina.
Per Bolt, la transizione verso i veicoli senza conducente è considerata “esistenziale”. La visione a lungo termine è quella di trasformare Bolt in una piattaforma universale dove i clienti possano accedere a qualsiasi tipo di trasporto, dai veicoli tradizionali ai self-driving cars. Villig ha rivelato di essere già in trattative con i principali attori mondiali del settore, poiché chiunque voglia distribuire flotte autonome in Europa avrebbe un vantaggio immediato collaborando con la rete capillare e la base clienti già consolidata di Bolt.
Burocrazia e impegno politico nel Defense Tech
Un altro aspetto fondamentale per la sopravvivenza delle startup della smart mobility europee è il contesto normativo. Villig si definisce “100% pro-Europa”, ma non nasconde la sua frustrazione per gli ostacoli burocratici, citando l’AI Act e le normative sui cookie come esempi di regolamentazioni che rallentano le aziende locali. Il CEO sostiene la necessità di rimuovere i “roadblocks” per permettere ai talenti europei di prosperare e competere ad armi pari con il resto del mondo.
Oltre alla mobilità, Villig è attivamente coinvolto nel settore del Defense Tech in Estonia, dove ha contribuito alla creazione di una serie di meetup che si sono estesi a cinque paesi. Ha inoltre fornito consulenza al governo estone per l’istituzione di un fondo per la difesa da 100 milioni di euro. Una posizione forte di Villig riguarda la necessità di finanziare non solo sistemi a “duplice uso” (dual-use), ma prodotti specificamente progettati per le necessità militari, affermando che “i sistemi di comunicazione non ci salveranno davvero in guerra”.
Governance e prospettive future: tra Klarna e l’IPO
L’influenza di Markus Villig si estende oltre i confini di Bolt. Recentemente è entrato a far parte del consiglio di amministrazione di Klarna, diventando il membro più giovane di un board in una società pubblica statunitense (considerando la quotazione di Klarna al New York Stock Exchange). In questo ruolo, Villig cerca di portare “energia imprenditoriale” in un settore, quello bancario, spesso eccessivamente focalizzato sulla gestione del rischio e meno sulle opportunità strategiche e sulla missione del prodotto.
Per quanto riguarda il futuro di Bolt come società quotata, Villig mantiene una posizione cauta. Sebbene l’azienda stia effettuando i preparativi per una IPO, il CEO sottolinea che la quotazione non è l’obiettivo finale e non avverrà necessariamente nel breve termine, nonostante le condizioni di mercato favorevoli per le aziende tecnologiche e legate all’IA. La priorità per i prossimi anni rimane l’esecuzione intensa della strategia aziendale per vincere nella propria categoria e fornire un servizio eccellente a milioni di clienti. La storia di Bolt riflette le difficoltà storiche delle startup della smart mobility europee. Villig ricorda come, dodici anni fa, fosse quasi impossibile trovare investitori locali disposti a scommettere sul progetto, costringendo l’azienda a rivolgersi a partner strategici in Cina o a produttori automobilistici tedeschi come Mercedes. Oggi il panorama è radicalmente mutato, con capitali europei capaci di sostenere round significativi, ma la sfida si è spostata sulla capacità di guidare l’innovazione tecnologica profonda e di influenzare le politiche continentali affinché l’Europa non rimanga una spettatrice nel mercato globale della mobilità del futuro.






