La mia giornata di lavoro è ormai un dialogo costante con l’AI generativa. Non mi sorprende quasi più se, nel giro di 48 ore, riesco a portare a termine attività che fino a pochi mesi fa avrebbero richiesto settimane di lavoro.
Cose come collaborare con ChatGPT per creare un sondaggio e pubblicarlo su LinkedIn, caricare dieci documenti su Google NotebookLM per ottenere una sintesi e generare da zero un podcast che ascolterò in macchina, senza registrare un solo minuto di audio.
Nelle stesse ore, mi ritrovo a sviluppare un artifact per Claude, ossia una piccola applicazione basata su agenti AI, senza scrivere una sola riga di codice, e a prototipare su Lovable.dev un’app completa, con registrazione utenti e integrazione delle API di OpenAI e Anthropic, per dare finalmente forma a un’idea che avevo in testa da tempo.
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L’AI generativa nelle aziende italiane: cosa raccontano venti conversazioni senza filtri
Adozione dal basso, scarsa attenzione alla compliance, ROI sfuggente e ansia generazionale. Ecco cosa emerge dai colloqui con manager e professionisti alle prese con il nuovo “compagno di lavoro”

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