TECNOLOGIA SOLIDALE

È arrivato il momento di rimuovere le barriere architettoniche digitali, perché conviene



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Non basta parlare di accessibilità digitale, serve farlo nel modo giusto adesso che per le aziende è un obbligo di legge. Ma non solo: è a realizzazione di un diritto che genera nuove opportunità di mercato

Pubblicato il 4 lug 2025

Antonio Palmieri

Fondatore e presidente di Fondazione Pensiero Solido



accessibilità

“Ieri mattina ho sfidato il caldo romano per un motivo importante. Ho partecipato all’evento “Costruire accessibilità: la sfida dell’attuazione dell’European Accessibility Act”, organizzato dagli Accessibility Days presso lo Spazio Europa, sede della Rappresentanza del Parlamento europeo in Italia”.

Questo l’inizio del post Linkedin di Anna Ammendola dedicato all’affollato incontro che lunedì 30 giugno Accessibility Days ha organizzato per celebrare operativamente la definitiva entrata in vigore delle norme sulla accessibilità digitale.

Nella sala l’aria condizionata era molto fredda dal lato relatori (durante il mio panel ho dovuto indossare un maglioncino) ma tutto il resto era “caldo” per la passione e per la competenza degli interventi e dei contributi delle persone in platea. “Quello che mi ha colpita più di tutto è stata una consapevolezza condivisa da tutte le persone in sala: non basta parlare di accessibilità, serve farlo nel modo giusto”, continua Anna nel suo post.

Farlo nel modo giusto significa far comprendere alle imprese che l’accessibilità digitale non è meramente un costo o un obbligo di legge ma è veramente un atto di giustizia, la realizzazione di un diritto che genera nuove opportunità di mercato, perché lo allarga a milioni di persone che altrimenti ne sarebbero escluse.

Farlo capire a tutti, sviluppatori e committenti, significa spiegare che la definitiva entrata in vigore della legge sulla accessibilità digitale è il dito che indica la luna: usare la tecnologia in modo davvero solidale, cioè più usabile per tutti, rimuovendo le barriere architettoniche digitali.

In definitiva, “dobbiamo diventare agenti culturali dell’accessibilità, costruendo una cultura condivisa attraverso il racconto, la formazione e una comunicazione coerente”, scrive sempre su Linkedin Arianna Ipsaro Passione.

Per fare questo abbiamo bisogno anche di comunicare in modo coordinato tra tutti noi che siamo per l’accessibilità. Dobbiamo saper “fare rete per fare gol”, comunicare insieme per diffondere la buona cultura dell’accessibilità digitale e mostrare la “convenienza del bene”, oltre le prescrizioni della legge.

In questo modo – come spiegano nel nuovo libro della Fondazione Pensiero Solido Roberto Scano, Lucio Stanca, Sauro Cesaretti, Francesca Sbianchi, Diana Bernabei, Fabrizio Caccavello, Daniele Tabellini – faremo comprendere che l’accessibilità digitale è un dovere, un diritto, una opportunità!

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