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Il futuro del venture capital, Luciana Lixandru (Sequoia): “L’Europa è pronta a un’azienda da 100 miliardi”



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Anni fa il dubbio principale era se l’Europa potesse generare aziende da un miliardo di dollari. Oggi le imprese UE possono arrivare a valere 100 miliardi. Ne è convinta la partner di Sequoia Capital, che evidenzia il potenziale di AI e robotica per costruire imprese capaci di competere su scala globale partendo dal talento locale

Pubblicato il 27 gen 2026



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Luciana Lixandru, partner di Sequoia Capital

L’ecosistema tecnologico del Vecchio Continente ha attraversato trasformazioni profonde nell’ultimo decennio, passando da una fase di scetticismo sulla capacità di generare valore a una maturità che oggi punta ai vertici del mercato globale. Luciana Lixandru, partner del fondo di venture capital Sequoia Capital, ha delineato questa evoluzione in occasione di un incontro pubblico tenutosi al Sifted Summit di Londra qualche mese fa. La sua visione non si limita alla semplice analisi finanziaria, ma esplora la possibilità concreta per l’Europa di dare i natali alla sua prima azienda da 100 miliardi di dollari, un traguardo che definisce come un “metafora” per la costruzione di imprese generazionali capaci di prosperare per decenni. Entrata in Sequoia nel 2020 per inaugurare la presenza fisica del fondo a Londra, Lixandru osserva oggi quello che definisce l’”Atto Secondo” del tech europeo.

La metamorfosi del mercato europeo: dall’Atto Primo all’Atto Secondo

Per comprendere dove si stia dirigendo il venture capital oggi, è necessario guardare al percorso compiuto. Nel 2011, il dubbio principale degli osservatori era se l’Europa potesse generare in modo costante aziende da un miliardo di dollari. Una volta superata quella soglia tra il 2012 e il 2013, l’attenzione si è spostata sulla capacità di creare “decacorni”, ovvero realtà valutate oltre i 10 miliardi. Secondo Lixandru, queste domande hanno ormai ricevuto una risposta affermativa e risonante.

Oggi l’obiettivo è cambiato radicalmente. L’Atto Secondo richiede di concentrare sogni, ambizioni e risorse per aiutare a costruire “imprese generazionali che richiedono molto tempo per essere edificate e che possono comporsi e prosperare per un periodo davvero lungo”. Lixandru sottolinea che aziende di questo tipo sono quelle i cui prodotti potrebbero essere utilizzati dalle generazioni future, portando come esempio la propria figlia. In questa nuova fase, l’intelligenza artificiale (AI) non è solo un settore tra i tanti, ma il “motore centrale di questo rinascimento nell’ecosistema europeo”.

Dinamiche del venture capital nel 2025: valutazioni e velocità di esecuzione

Il panorama degli investimenti nel 2025 presenta somiglianze e differenze marcate rispetto al frenetico periodo del 2021. Lixandru ammette che, per quanto riguarda le startup AI di punta e altri settori particolarmente attrattivi, le valutazioni sono molto alte, raggiungendo livelli simili a quelli visti quattro anni fa. Tuttavia, ciò che distingue l’attuale clima di venture capital è il ritmo delle operazioni. Mentre nel 2021 i fondatori spesso concedevano agli investitori solo tre giorni per prendere una decisione, oggi il processo è molto più ponderato.

“I fondatori sono molto, molto attenti nella scelta di un partner e si prendono il tempo necessario per fare la loro due diligence”, osserva Lixandru, aggiungendo che questo permette ai fondi di fare “i compiti a casa” in modo approfondito. Nonostante l’entusiasmo per l’AI, gli investitori cercano ora prove concrete di valore, distinguendo tra quella che viene definita ironicamente “vibe revenue” (ricavi basati sull’entusiasmo del momento) e metriche solide come un’ottima retention, loghi di clienti prestigiosi e un Net Promoter Score (NPS) elevato. Molte delle aziende nate in questo periodo stanno già dimostrando di poter scalare con ricavi reali, alimentando l’ottimismo sul fatto che grandi realtà di successo emergeranno da questa specifica annata di investimenti.

La strategia di Sequoia: investire nelle persone e nei “problemi difficili”

Nonostante l’impatto tecnologico dell’intelligenza artificiale, la filosofia di fondo di Sequoia Capital rimane ancorata a un principio cardine: l’investimento nelle persone prima ancora che nei settori. Lixandru spiega che il fondo preferisce un approccio “bottom-up”, incontrando fondatori eccezionali che portano il team di venture capital a scoprire nuove opportunità attraverso le loro lenti. In un mercato dove ogni buona idea attira rapidamente tra le cinque e le sette squadre di alto livello, la differenziazione diventa essenziale.

Un criterio fondamentale per identificare i vincitori a lungo termine è la capacità di risolvere problemi complessi. Lixandru incoraggia i fondatori a “concentrarsi sulla risoluzione di problemi difficili”, poiché questo crea un fossato difensivo (moat) naturale; sebbene possa volerci più tempo per raggiungere l’escape velocity, la complessità tecnica rende molto più difficile il recupero da parte dei concorrenti. Oltre alla solidità del prodotto, anche la sensibilità al brand è emersa come un fattore cruciale per i fondatori AI-native. In un’epoca dominata dalla velocità, l’unico indicatore precoce di successo a lungo termine rimane però la rapidità di esecuzione, un tratto distintivo che Sequoia osserva in aziende come Harvey negli Stati Uniti.

Settori in ascesa: la rinascita della robotica e il primato del fintech

Oltre al software puro, il venture capital sta vivendo una vera e propria rinascita nell’ambito dell’hardware e della robotica, spinta dai progressi della “embodied AI” (intelligenza artificiale incarnata). Lixandru nota come, solo pochi anni fa, l’interesse per la robotica sarebbe stato marginale a causa della difficoltà intrinseca del settore, ma oggi il panorama è radicalmente mutato. L’Europa, in particolare, si trova in una posizione di forza per diverse ragioni:

  • La presenza di alcune delle migliori università di robotica al mondo, come l’ETH di Zurigo e la Technical University of Munich (TUM)
  • Una base di clienti industriale solida, rappresentata dal Mittelstand tedesco, che spinge per l’automazione a causa della carenza di manodopera
  • Casi di successo emergenti come RobCo in Germania, focalizzata sull’automazione manifatturiera, o realtà come Skild AI che sviluppano modelli di fondazione per robot autonomi

Parallelamente, il settore fintech continua a essere un punto di forza per l’innovazione europea. Lixandru cita Revolut e Trade Republic come esempi di aziende che hanno già raggiunto o sfiorato una scala incredibile, confermando che l’Europa può competere sul palcoscenico globale in questo ambito. Nuove opportunità stanno emergendo anche nell’uso delle stablecoin e in piattaforme finanziarie moderne come Pennylane, che punta a diventare il sistema operativo finanziario per le PMI. Per chi costruisce nel fintech, il giudizio di Lixandru è netto: “Non c’è posto migliore di Londra”.

Il talento europeo e il muscolo commerciale americano

Uno dei vantaggi competitivi meno celebrati ma più rilevanti per il venture capital in Europa è la natura del suo pool di talenti. Secondo Lixandru, il talento europeo è “molto più leale” rispetto a quello della Silicon Valley; i dipendenti tendono a non cambiare azienda con la stessa frequenza frenetica degli Stati Uniti, in parte perché i grandi laboratori tecnologici non bussano alla porta dei dipendenti ogni giorno con offerte folli. Questa stabilità permette ai fondatori di costruire team mission-driven e focalizzati sul lungo periodo.

Tuttavia, la frammentazione del mercato europeo rimane la sfida più grande da superare. Con diverse lingue e culture d’acquisto, le startup europee devono imparare presto a sviluppare un “muscolo commerciale” negli Stati Uniti se ambiscono a diventare i leader globali del proprio settore. La formula del successo identificata da Sequoia per le aziende europee consiste nel “costruire tecnologia e prodotto in Europa, beneficiando di quel talento di altissima qualità, e poi vincere negli Stati Uniti da una prospettiva commerciale”.

Il ruolo dell’AI nel rinnovamento delle aziende esistenti

L’impatto dell’intelligenza artificiale non riguarda solo le nuove startup, ma impone una trasformazione anche alle aziende nate prima dell’era dei modelli linguistici di grandi dimensioni. Lixandru suggerisce che ogni impresa debba intraprendere un processo di “repotting” (rinvaso), che si articola su due fronti: l’integrazione dell’AI nei prodotti per rimanere competitivi contro i nuovi entranti e l’uso dell’automazione per rendere il back-office più efficiente. Al momento, l’osservazione sul campo indica che le aziende non stanno necessariamente riducendo il numero di dipendenti, ma stanno riuscendo a “fare di più con le persone che già hanno”, spostando le risorse umane verso aree più creative e strategiche.

In un momento in cui settori come la difesa e le tecnologie finanziarie vivono una nuova giovinezza, il messaggio rivolto ai fondatori è di apertura totale. Sequoia Capital, che opera come un unico team tra Londra e la California, continua a espandere la propria presenza europea alla ricerca di leader capaci di dimostrare perché il loro spazio sia il più interessante per costruire la prossima impresa da cento miliardi. Sebbene alcune aree possano essere soggette a un eccesso di entusiasmo nel breve termine, la convinzione di fondo è che il livello di trasformazione portato dall’AI sia reale e sottostimato nel lungo periodo.

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