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Smart City e Smart Land: come innovazione, AI e nuovi modelli di governance stanno trasformando i territori

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Smart City e Smart Land: come innovazione, AI e nuovi modelli di governance stanno trasformando i territori

Fornito da: Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

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La Smart City italiana entra in una nuova fase: dopo l’accelerazione del PNRR, la sfida è garantire continuità agli investimenti, superare la frammentazione tra enti e costruire modelli di governance capaci di mettere a sistema tecnologie, competenze, risorse pubbliche e private. La Ricerca 2025-2026 dell’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano analizza mercato, priorità dei comuni, Smart Land, Intelligenza Artificiale e partecipazione dei cittadini.

30 Settembre 2026

Nel 2025 il mercato italiano delle Smart City vale circa un miliardo di euro. Le principali aree di investimento sono la mobilità intelligente, l’illuminazione pubblica e il monitoraggio ambientale e del territorio, mentre crescono in particolare Smart Government, sicurezza e sorveglianza.

Negli ultimi anni il PNRR ha rappresentato un forte acceleratore dell’innovazione urbana. Tra il 2023 e il 2025 il 76% dei comuni italiani ha utilizzato fondi del Piano per progetti Smart City, percentuale che sale all’84% nei comuni con meno di 5.000 abitanti. Con la conclusione del PNRR, però, emerge il tema della sostenibilità: l’85% delle amministrazioni locali cercherà nuovi bandi regionali, nazionali o europei e un comune su cinque non dispone ancora di una strategia post-PNRR.

Le amministrazioni intendono comunque continuare a investire. Nel biennio 2026-2027 le priorità indicate sono soprattutto sicurezza, Comunità Energetiche Rinnovabili e servizi al cittadino. Parallelamente cresce l’interesse verso l’Intelligenza Artificiale: oggi è adottata soltanto dal 7% dei comuni, ma il 18% prevede di introdurla nel 2026 e un ulteriore 34% dal 2027 in avanti.

La vera criticità dell’innovazione urbana, tuttavia, non è più soltanto tecnologica. Il 67% dei comuni indica la mancanza di personale come principale ostacolo, il 52% segnala la scarsità di risorse economiche e il 51% un deficit di competenze tecniche. Diventa quindi sempre più importante riuscire a condividere risorse, infrastrutture e know-how tra amministrazioni diverse.

Da questa esigenza nasce il concetto di Smart Land: territori coesi e interconnessi che superano i confini della singola città e condividono standard, infrastrutture e servizi per massimizzare l’impatto degli investimenti. Circa la metà dei comuni individua nelle Regioni il soggetto più adatto a coordinare territori diversi, mentre il 48% intende collaborare maggiormente con altri enti locali. Ad oggi, però, solo il 13% dei comuni partecipa attivamente a una Smart Land.

Anche il coinvolgimento del settore privato diventa strategico. Il 72% dei comuni ritiene che project financing e Partnership Pubblico-Private possano contribuire alla realizzazione di nuovi progetti, mentre il 29% prevede di utilizzare concretamente questi strumenti. La sostenibilità futura delle iniziative dipenderà quindi sempre più dalla capacità di trovare un equilibrio tra risorse pubbliche, capitali privati e obiettivi di interesse collettivo.

L’Intelligenza Artificiale rappresenta un altro importante fronte di sviluppo. Tra il 2023 e il 2025 l’Osservatorio ha mappato 821 progetti di AI nel settore pubblico a livello globale, quasi la metà dei quali in ambito Smart City. Le applicazioni più diffuse riguardano mobilità intelligente, Smart Government, sicurezza, sistemi di supporto alle decisioni e analisi predittiva.

L’adozione dell’AI può migliorare l’efficienza amministrativa, l’allocazione delle risorse e la capacità di anticipare criticità, ma introduce anche nuovi rischi. Le amministrazioni segnalano soprattutto preoccupazioni legate a sicurezza, etica nell’uso dei dati e governance, mentre i cittadini temono l’esclusione digitale dai servizi pubblici e l’utilizzo improprio dei propri dati personali.

Resta inoltre centrale il tema della partecipazione civica. Solo il 7% dei cittadini italiani sente che i propri bisogni siano realmente al centro dei processi decisionali, nonostante il 52% dichiari di voler partecipare attivamente alle politiche urbane. La trasformazione digitale dei territori deve quindi essere accompagnata da modelli capaci di coinvolgere maggiormente cittadini e comunità nelle decisioni.

La sfida dei prossimi anni sarà quindi passare da una somma di singoli progetti digitali a una vera regia dell’innovazione territoriale, capace di coordinare amministrazioni, imprese e cittadini, garantire continuità agli investimenti e portare l’innovazione anche oltre i confini delle grandi città.

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