VivaTech 2026: ritornai termometro dell’innovazione europea. La seconda edizione della classifica delle “Top 100 Rising European Startups” mette insieme le startup considerate più promettenti del continente e prova a fotografare non soltanto chi sta crescendo più in fretta, ma anche dove si stanno concentrando i nuovi poli di competitività tecnologica in Europa.
La classifica propone 100 startup di 12 Paesi, distribuite in 28 settori, con 70 nuovi ingressi rispetto all’anno precedente. Il messaggio di fondo è chiaro: l’Europa delle startup si sta facendo più specializzata, più verticale e sempre più legata al tema della sovranità tecnologica.
Per l’Italia il dato è semplice e un po’ deludente: nella Top 100 di VivaTech 2026 compaiono solo quattro startup italiane, attive in comparti molto diversi tra loro, dall’agritech alla cybersecurity, dal legaltech all’hospitality tech. Sono xFarm, Exein, Lexroom e Smartness.
La presenza non è paragonabile a quella delle tre grandi locomotive europee, cioè Regno Unito, Francia e Germania, ma – a voler vedere la parte mezza piena del bicchiere – segnala comunque un posizionamento interessante in segmenti ad alta specializzazione, proprio quelli in cui il mercato oggi premia competenze verticali e capacità di esecuzione.
Le quattro presenze italiane non si concentrano tutte nello stesso filone, ma attraversano quattro verticali in cui l’innovazione europea sta cercando di costruire vantaggio competitivo. C’è la trasformazione digitale dell’agricoltura, c’è la sicurezza embedded per device e IoT, c’è l’automazione intelligente per il lavoro legale e c’è l’applicazione dell’AI all’industria dell’ospitalità. È un’Italia meno “generalista” e più focalizzata su soluzioni profonde, operative, spesso B2B.
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Che cos’è VivaTech e perché questa Top 100 conta
VivaTech si presenta come un hub e acceleratore di innovazione che mette in connessione startup, grandi aziende, investitori e leader tecnologici. Tutto nasce dall’evento organizzato ogni anno a Parigi (il prossimo è in programma dal 20 al 26 giugno), diventato uno dei principali appuntamenti europei dedicati all’ecosistema tech. La classifica “Top 100 Rising European Startups” nasce proprio con l’obiettivo di individuare le realtà europee in più rapida ascesa, dopo l’esperienza della precedente lista dei “Next Unicorns”.
Non si tratta, quindi, di una classifica puramente reputazionale. I criteri dichiarati da VivaTech sono piuttosto selettivi: sede in Europa, capacità di innovare il proprio settore, ARR di almeno 5 milioni di euro nel 2025 e crescita annua di almeno il 40% negli ultimi tre anni. Alla selezione hanno collaborato cinque grandi fondi internazionali: Accel, Eurazeo, HV Capital, Northzone e Partech. Questo rende la Top 100 un indicatore utile non solo per leggere le tendenze, ma anche per capire dove si stanno accumulando capitale, talenti e ambizione industriale.
Il filo conduttore dell’edizione 2026 è la sovranità tecnologica. È un aspetto che emerge soprattutto in ambiti come AI, cybersecurity, defence tech, infrastrutture finanziarie e hardware avanzato. In altre parole: l’Europa non sta più cercando soltanto di generare startup di successo, ma di costruire anche pezzi delle proprie infrastrutture strategiche.
La geografia della Top 100: come si distribuiscono le startup per Paese
Il quadro generale conferma un’Europa delle startup ancora fortemente polarizzata. Nei materiali di VivaTech, Regno Unito, Francia e Germania concentrano da soli il grosso della classifica: rispettivamente 28, 23 e 23 startup. Dietro di loro si collocano i Paesi Bassi e la Svezia con 6 presenze ciascuno, poi l’Italia con 4. Completano il quadro Irlanda (3), Danimarca (2), Repubblica Ceca (2), Belgio (1), Svizzera (1) e Finlandia (1).
Letta così, la mappa racconta due cose. La prima è che i grandi ecosistemi restano dominanti: Londra, Parigi e Berlino continuano a essere i principali magneti europei per venture capital, talenti e costruzione di startup scalabili. La seconda è che esiste una fascia di Paesi, tra cui l’Italia, capace di esprimere eccellenze verticali anche senza avere ancora la stessa densità sistemica dei leader.
Le startup della Top 100 di VivaTech 2026 per Paese
Ecco la classifica dei Paesi europei (con le loro startup) all’interno della Top 100 di VivaTech 2026. L’Italia si posiziona al sesto posto, dietro Paesi Bassi e Svezia
- Regno Unito (28): Artificial, Aspora, CuspAI, Dexory, ElevenLabs, FYLD, Fresha, Fuse Energy, Fyxer, Granola, Jack&Jill, Lawhive, Lindus Health, Nevis, Nivoda, Nothing Technology, Nyobolt, Omnea, PhysicsX, Prolific, Runware, Solve Intelligence, Sona, Stream, Summize, Swap, Synthesia, Truelayer.
- Francia (23): Aqemia, Arcads, Comand AI, Dust, Emma, Filigran, Flowdesk, GetVocal AI, Gladia, Joko, Mistral AI, Nabla, Naboo, Pelico, Pennylane, Pigment, Riot Security, Shotgun, Skello, Spore.Bio, Stoïk, Zefir, lemlist.
- Germania (23): ARX Robotics, Arbio, Black Forest Labs, CarOnSale, Dash0, HOLY, Helsing, Isar Aerospace, LAP Coffee, Langdock, Makersite, Midas, NEURA Robotics, Parloa, Quantum Systems, Reonic, Synthflow AI, Taktile, The Exploration Company, Voize, askLio, n8n, simpleclub.
- Paesi Bassi (6): Axelera AI, Cradle, Finom, Framer, Silverflow, WorkFlex.
- Svezia (6): Flower, Insurely, Legora, Lovable, Stravito, Tandem Health.
- Italia (4): xFarm, Exein, Lexroom e Smartness.
- Irlanda (3): Kota, Nuitee, Tines.
- Danimarca (2): Flatpay, Light.
- Repubblica Ceca (2): Mews, Rohlik.
- Belgio (1): Aikido Security. Svizzera (1): Oviva. Finlandia (1): ICEYE.
Le startup italiane nella Top 100 di VivaTech 2026
Ecco cosa fanno le quattro startup italiane presenti nella Top100 di VivaTech 2026:
xFarm
È una tech company focalizzata sulla digitalizzazione del settore agroalimentare, con strumenti per supportare aziende agricole e stakeholder nella gestione delle attività e dei dati. In un momento in cui la sostenibilità agricola passa sempre più da sensoristica, piattaforme e analisi predittiva, la presenza di xFarm in classifica segnala che anche l’Italia sa esprimere player capaci di parlare un linguaggio europeo. È nata in Svizzera da italiani, con una tecnologia sviluppata in Italia. (Economyup)
Exein
Exein è probabilmente il nome italiano più noto nella Top 100 di VivaTech 2026. La startup, fondata a Roma nel 2018, sviluppa soluzioni di cybersecurity embedded per dispositivi IoT e sistemi connessi: un tassello particolarmente rilevante nella nuova stagione della sovranità tecnologica europea. Se è stata selezionata, è perché è uno degli esempi più significativi del contributo europeo alla sicurezza digitale. Qui puoi leggere la storia di Exein
Lexroom
Lexroom rappresenta una delle scommesse italiane nel legaltech, uno dei segmenti che VivaTech indica come più dinamici nel 2026. La startup ha sviluppato una piattaforma che applica l’AI alla ricerca legale e al lavoro dei professionisti del diritto, con l’obiettivo di semplificare processi complessi e aumentare la produttività di studi e uffici legali. Ha già chiuso diversi round di finanziamento.
Smartness
Smartness è la presenza italiana più legata al travel e all’hospitality tech. EconomyUp l’ha seguita quando ancora il brand più noto era Smartpricing, raccontandola come una startup che usa algoritmi proprietari per il revenue management di hotel e case vacanza. Oggi l’azienda si presenta come una piattaforma più ampia, orientata ad automatizzare le operazioni online delle strutture ricettive e a incrementarne ricavi e prenotazioni dirette attraverso l’AI.
La Top 100 di VivaTech 2026 non certifica ancora un salto di scala del sistema italiano, ma mostra una traiettoria precisa. Le startup italiane che entrano in classifica non sono realtà “di moda”: sono imprese che lavorano su problemi concreti, in mercati ad alta intensità tecnologica o con forte componente software verticale. È un segnale importante, perché oggi in Europa il valore si sta spostando proprio lì: meno app generaliste, più tecnologia applicata a settori specifici.















