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Vi racconto come nasce e come funzionerà la Innovation School of Rome



Niente aule, orizzonte internazionale e un obiettivo ambizioso: formare 1.000 innovatori in cinque anni. Il progetto della scuola arriva dopo molto iniziative per promuovere le nuove imprese innovative e una recente esperienza di insegnamento, che mi ha fatto scoprire il piacere di interagire con gli studenti

di Nicola Mattina

28 Dic 2017


Negli ultimi dieci anni, ho progettato, organizzato, gestito o supportato molte iniziative per promuovere la nascita e lo sviluppo di nuove imprese innovative. Da TIM Working Capital a Microsoft BizSpark, da Appcampus (joint venture tra Microsoft e Nokia) al Founder Institute. E poi, l’attività da mentor per molti programmi di accelerazione, gli Startup Weekend, gli hackathon e via di seguito. 

Pensando di “sapere come fare”, nel 2014, ho co-fondato e finanziato Stamplay – una piattaforma per l’integrazione di software in cloud. Con Giuliano Iacobelli abbiamo da subito cercato di fare un percorso internazionale e abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a due dei migliori programmi di accelerazione del mondo: Seedcamp a Londra e 500 Startups a San Francisco.

Il mio percorso da imprenditore non è sempre stato facile, ma ho avuto la fortuna di incontrare imprenditori, investitori e professionisti eccezionali, che mi hanno dato consigli e da cui ho imparato moltissimo. Ho sbagliato tantissimo, ma non ho mai smesso di fare domande, ascoltare, osservare e leggere. Man mano che andavo avanti, ho iniziato a costruire un puzzle sempre più articolato di competenze utili a fare innovazione, ossia creare nuovi prodotti e servizi da portare verso il mercato, e (eventualmente) fondare un nuova azienda.

Negli ultimi tre anni, ho avuto l’opportunità di insegnare a oltre 200 studenti della facoltà di economia e management dell’Università Roma Tre e di riscoprire la mia passione per l’insegnamento. Nonostante la fatica di sperimentare e mettere su un corso diverso ogni anno, più frequentavo le aule della facoltà e più mi piaceva interagire con gli studenti interessati alla mia materia.

Infine, qualche mese fa, ho letto due libri di Sir Ken Robinson, The Element e Finding your Element, che – complice la proverbiale crisi di mezza età – mi hanno fornito la spintarella di cui avevo bisogno per progettare una nuova avventura.

Per farla breve, a un certo punto mi sono detto: e se mi dedicassi all’insegnamento a tempo pieno? Se mettessi insieme tutto quello che ho imparato e le persone che me lo hanno insegnato e fondassi una scuola? Che tipo di scuola sarebbe? E così, grazie alla collaborazione con Alessandro Zonnino, uno dei ragazzi più brillanti e preparati che io conosca, è nato il progetto della Innovation School of Rome (o isRome), una scuola di innovazione senza supercazzole.

Per iniziare a lavorare abbiamo fissato quattro punti chiave:

Co-design. All’isRome insegneremo come co-progettare un prodotto coinvolgendo chi lo utilizzerà. Inoltre, spiegheremo come costruire prototipi ed effettuare del test, come impostare una strategia di go-to-market. Sarebbe singolare se non applicassimo questi metodi alla progettazione della scuola. In questo contesto, anche se abbiamo già ipotizzato un programma che attinge alle nostre esperienze e alle best practice internazionali, lo considereremo una traccia di lavoro da validare. Da gennaio, inizieremo le interviste e i test sul campo dei singoli moduli che abbiamo ipotizzato.

Senza aule. L’innovazione non si impara seduti a un banco e ascoltando un professore che sciorina la sua lezione. I docenti della isRome saranno tutti imprenditori, investitori e professionisti di grande valore e impiegare il loro tempo per una lecture sarebbe, nella migliore delle ipotesi, uno spreco colossale. Piuttosto, vogliamo che affianchino gli studenti e li aiutino a sviluppare i loro progetti. Abbiamo eliminato l’idea di avere un’aula e siamo andati anche oltre: isRome non avrà neanche una sede ufficiale. La nostra scuola avrà sede a Roma, ma si sposterà continuamente e stiamo progettando un sistema modulare che useremo per allestire qualsiasi tipo di spazio; ci bastano 200 mq, corrente elettrica e una connessione wi-fi per organizzare un corso da 30 persone.

Faculty internazionale. Faremo tutti in inglese, coinvolgeremo i maggior numero di docenti stranieri e ci connetteremo con i principali hub tecnologici internazionali per favorire la creazione di progetti imprenditoriali che abbiano le gambe per essere finanziati anche all’estero. Abbiamo già convinto i partner di due grandi fondi early stage a Londra e San Francisco, designer di grandissimo talento e founder con una vera esperienza internazionale nell’avviare e fare crescere un’azienda high-tech.

Impatto. Vogliamo avere un impatto su Roma e ci siamo posti un obiettivo ambizioso: formare 1.000 innovatori in cinque anni. Ovviamente, non pensiamo di riuscirci da soli, quindi dal primo gennaio avvieremo una campagna per coinvolgere le aziende e le organizzazioni che in questi anni si sono mostrate più attive nel promuovere l’innovazione in Italia: il nostro obiettivo è finanziare almeno 700 borse di studio da assegnare a team e aspiranti imprenditori che vogliono partecipare ai nostri corsi.

Buon anno dalla Innovation School of Rome.

Nicola Mattina
Imprenditore e co-founder di Stamplay