A che cosa serve insegnare economia all’università se imprenditori si nasce? - Economyup

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A che cosa serve insegnare economia all’università se imprenditori si nasce?



La storia di Stefano, ex studente diventato imprenditore senza completare gli studi, mi fa riflettere su quale sia il fine di chi – come me – insegna economia e management. Scuola e università possono risvegliare lo spirito imprenditoriale e proporre modelli. Non solo questionari e crediti

di Alberto Onetti

05 Lug 2022


Photo by Mikael Kristenson on Unsplash

Il contesto attuale è del tutto imprevedibile e quindi i modelli economici risultano inapplicabili…

Imprenditori si nasce e non si diventa e quindi non può essere insegnato…

A volte mi chiedo quale sia il fine di chi – come me – insegna economia e management all’università.

Inoltre le metriche con cui si è misurati (questionari di valutazione ridonanti che vengono spesso compilati a caso, percentuali di crediti conseguiti, …) ci spingono sempre più inconsciamente ad accompagnare gli studenti per mano (pochi concetti semplici, stile scuola dell’obbligo) piuttosto che esporli a sfide.

Disclaimer. Sono un professore piuttosto anomalo e continuo a divertirmi quando sono in aula. Quando esco però l’entusiasmo si spegne, soffocato da una montagna di adempimenti burocratici e da logiche di funzionamento di tipo cencelliano.

Però, ogni tanto, arrivano messaggi come quello sotto che danno un senso a tutto.

Buongiorno Prof, Le scrivo questo messaggio sperando che le faccia piacere sentirsi dire che per me è stato un esempio a livello imprenditoriale quando ero suo studente. Anche grazie a lei e al suo mindset nel 2020 mentre venivo a lezione da lei ho aperto la mia prima srl in Italia (che si occupava di vendere su Amazon) e nel 2021 ho raggiunto il primo milione di fatturato espandendo il business in tutta Europa. A fine dello stesso anno un’azienda inglese ha deciso di acquisirmi facendomi una buona offerta e così ho ceduto la società.

Spero le faccia piacere sentire che è stato un esempio per me! Le confesso che non sono mai stato tra i più bravi e avevo una scarsa media del 20 in università.. Tutto ciò non mi ha impedito di continuare a studiare e lavorare duramente.. Durante il percorso poi ho capito che avere il giusto mindset è essenziale per sopravvivere .. La ringrazio ancora per essere stato da esempio ! Le auguro il meglio”.

Ecco il mittente: Stefano Merlo, oggi venticinquenne.

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Se chiedessimo al Ministero, Stefano rappresenterebbe uno degli studenti che affossano le valutazioni e i ranking di una università. Media bassa, studi universitari abbandonati al secondo anno.

Però la sua storia ci dice altro. Ci racconta di:

  • intraprendenza:Sono sempre stato un ragazzo ambizioso in cerca di opportunità lavorative innovative e differenti dalla normale concezione di  lavoro che era diffusa diversi anni fa.”
  • curiosità e resilienza:dopo aver collezionando una lunghissima serie di fallimenti provandoci per diversi anni, casualmente un giorno trovai un corso online che spiegava come vendere su Amazon  acquistando la merce dalla Cina e applicando sopra il proprio marchio privato.”
  • spirito imprenditoriale:facendo delle ricerche di mercato con dei software che mostravano i fatturati di ogni prodotto su Amazon mi resi conto dell’immenso potenziale che questo business aveva. Cosi decisi di cogliere l’opportunità e dopo diversi mesi di studio aprii partita iva a regime forfettario.
  • assenza di sostegno: “Con i pochi risparmi che avevo in banca all’epoca (nel 2018) decisi di iniziare in segreto questo lavoro senza purtroppo il sostegno della famiglia (avendo una mentalità chiusa e piena di pregiudizi, erano contr<o questa attività convinti del fatto che qualsiasi lavoro online era una truffa). ”
  • ambizione:Successivamente ampliai il business in Europa aprendo altre 4 partite iva in Spagna , UK, Germania e Francia.  Nel frattempo continuai ad espandere il catalogo di prodotti , presi  a Como un magazzino per stoccare la merce e una seconda collaboratrice per aiutarmi con la contabilità. Al termine del 2020 raggiunsi il mezzo milione di fatturato, registrando il trademark  a livello europeo e brevettando i design dei miei prodotti sportivi  che nel tempo ho personalmente modificati nei minimi dettagli cosi da renderli unici, avere un vantaggio competitivo, essere differenziato sul mercato proteggendo la mia proprietà intellettuale”.

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La storia di Stefano ci racconta di un ragazzo italiano che si è costruito una propria strada, avviando una attività economica, facendola crescere e vendendola (facendo una exit si dice oggi). E che, a venticinque anni, è pronto far partire una nuova impresa con un bagaglio di esperienza alquanto insolito.

Ci racconta di un giovane che si è fatto imprenditore da solo, quando molti coetanei continuano ad essere accompagnati per mano dai genitori (sì … me ne arriva qualcuno al ricevimento studenti).

Attenzione. Imprenditori si nasce. Non si diventa. Né l’università né tantomeno la scuola possono insegnarlo. Ma possono – anzi devono – innescarlo (ispirando perché a volte, senza modelli, l’attitudine resta l’attitudine) e creare le condizioni perché possa essere messo in pratica (fornendo strumenti).

E riuscire, di tanto in tanto, ad innescarlo è una soddisfazione ed un privilegio.

 

 

 

 

Alberto Onetti

Chairman (di Mind the Bridge), Professore (di Entrepreneurship all’Università dell’Insubria) e imprenditore seriale (Funambol la mia ultima avventura). Geneticamente curioso e affascinato dalle cose complicate.