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#FORUMPA2016

Jeremy Rifkin: «La risposta alla crisi? La sharing economy»

24 Mag 2016

Aprendo il summit sulla pubblica amministrazione, l’economista statunitense ha indicato la nuova economia “a costo marginale zero” come «unica soluzione per salvare la specie umana». Alle PA il compito di incentivarla attraverso servizi di car sharing, smart grid (gestione intelligente della rete) e condivisione di database

Jeremy Rifkin
“La risposta ai cambiamenti climatici, all’ecosistema in difficoltà, alla distribuzione della ricchezza a dir poco squilibrata, a una crisi economica che non ha dato tregua per anni, è la sharing economy, l’economia a costo marginale zero. È un’economia basata sull’internet delle cose, l’unica soluzione che può, in breve tempo, salvare una specie, quella umana, che altrimenti potrebbe non vedere la fine del secolo”. Parola di Jeremy Rifkin, il visionario economista americano che ha aperto oggi Forum PA, la manifestazione della pubblica amministrazione in corso fino a giovedì 26 a Palazzo dei Congressi a Roma.

Economista, scrittore ed attivista, Rifkin è considerato una delle 150 personalità che influiscono maggiormente sull’amministrazione pubblica degli Stati Uniti. Oltre ai saggi tradotti in varie lingue (La fine del lavoro, The Biotech Century, La civiltà dell’empatia), Rifkin è conosciuto per le consulenze per enti e istituzioni pubbliche. Da qui la presenza al summit dedicato alla pubblica amministrazione italiana. Dove ha parlato, tra le altre cose, di sharing economy.

Il termine sharing economy, o economia della condivisione, è in realtà declinato in vari modi e la questione su cosa si intenda esattamente per sharing economy è tuttora aperta e fonte di dibattito internazionale, anche perché il fenomeno è relativamente recente e in forte espansione. Per questi motivi, tra l’altro, si sono sviluppate una varietà di definizioni parallele: da “peer economy” a “economia collaborativa”, da “economia on-demand” a “gig economy” a “consumo collaborativo”. Termini a volte usati in modo intercambiabile, ma che, secondo gli esperti, indicano in realtà settori molto diversi.

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Jeremy Rifkin ha messo l’accento sui concetti di “relazioni”, Internet of Things e industria 4.0. In particolare ha indicato la necessità per ogni  Paese di nominare un commissario specifico per la sharing economy, per capire quali regole e policy applicare a un paradigma del tutto nuovo. E ha sostenuto che le pubbliche amministrazioni possono essere pionieri in questo campo e incentivare direttamente il nuovo modello, per esempio attraverso i servizi di car sharing con auto elettriche o le smart grid (gestione intelligente della rete).

“L’economia è come la natura: si basa su relazioni, sistemi. E dunque cambiare le cose si può” ha detto Rifkin nel suo intervento. Intervistato da La Repubblica, che gli ha ricordato l’esistenza nel nostro Paese di una proposta di legge sulla sharing economy e gli ha chiesto quali regole sono necessarie per disciplinarla, l’economista ha sostenuto: ”Ogni Paese avrebbe bisogno di un commissario specifico per la sharing economy, per vedere quali regole e policy applicare a questo paradigma del tutto nuovo. Per esempio per tutelare sicurezza e privacy dei dati; per mantenere neutrale il network che è alla base della condivisione e assicurare una corretta concorrenza. Questa visione sta prendendo forma nei nuovi programmi europei di finanziamento, del tutto ripensati di recente alla luce delle priorità della nuova rivoluzione industriale. I fondi ci sono, la direzione voluta dall’Europa è chiara. Ora bisognerà vedere se il nuovo modello entrerà a fondo nella pubblica amministrazione. Il problema è che le Regioni continuano a spendere fondi per mettere cerotti alle vecchie infrastrutture della seconda rivoluzione industriale, invece di pensare a costruire le nuove”.

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Proprio le pubbliche amministrazioni, secondo Jeremy Rifkin, possono essere soggetti attivi nell’adottare la trasformazione introdotta dalla sharing economy. “Possono essere pionieri e incentivare direttamente il nuovo modello. Le città possono avviare servizi di car sharing con auto elettriche, come avviene a Parigi. Fare smart grid (gestione intelligente della rete) con fotovoltaico su palazzi e condividere l’energia. Possono arrivare a condividere i propri database di informazioni, per esempio su trasporto e salute.”

Il visionario economista ha quindi esortato  l’Italia debba al più presto abbracciare questa nuova, terza rivoluzione industriale basata sulla digitalizzazione. “Il vostro paese vanta eccellenze di ogni tipo: perché allora la Germania produce autonomamente il 32% della propria energia, e voi no?”. (L.M.)

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

  • fabrizio.costa

    Senza nulla togliere, ci mancherebbe, alle riflessioni del Prof Rifkin sulla definizione di sharing economy mi sembra di poter dire qualcosa sui corollari di questa nuova “teoria economica”: sorvolo su “internet delle cose” perché non sarei in grado di valutarne l’impatto sul sistema economico; sorvolo anche su “a costo marginale zero” dato che non c’è bisogno di chiamare in causa J.M. Keynes, ma quando si parla di “allocazione ottimizzata e condivisa delle risorse” mi viene da pensare che la sorgente di tutte queste teorie risiede nella “Organizzazione” che è quella scienza che analizza la performance di risorse materiali ed immateriali allo scopo di ottimizzarne il rendimento. Anche l’idea del “commissario speciale” del resto non è nuova ed è logico che sia necessaria una funzione a livello locale in grado di seguire l’evoluzione delle cose. Del resto come non ripensare questa sharing economy alla luce delle riforme volute in ambito europeo dal Prof Draghi e da altri ? Si perché la madre di tutte le teorie economiche è l”Organizzazione” ossia quella scienza la cui Mission è quella di razionalizzare le strutture e procedure di una qualunque entità allo scopo di migliorarne la produttività. Dunque esistono due teorie apparentemente parallele ma che infine si incontrano fra varie sfumature per dare luogo ad una teoria della Produttività.

  • danilo

    avevo già letto qualche articolo su questo tema
    ho provato a parlarne con qualcuno ma non ho avuto grandi riscontri e neppure io comunque sono stato in grado di fornirne. Perché non organizziamo una serata a como per discutere con qualcuno che puo’ spiegare la sharing econimy?

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