Fintech: le startup sono pronte, le banche ancora no

Il panorama della financial technology è stato delineato a un convegno organizzato da MoneyFarm, società di servizi finanziari online che nel 2015 ha raccolto la cifra record di 16 milioni di euro. È emerso che sta cambiando la nostra esperienza col denaro, ma agli istituti bancari serviranno anni per adeguarsi

Innovazione

di Mattia Celi

Si parla tanto di rivoluzione nel mondo dei servizi finanziari. Il panorama del fintech (financial technology, termine ormai riconosciuto da tutta la comunità finanziaria) si sta sempre più definendo. In Italia nel solo 2015 le startup di settore hanno ricevuto finanziamenti per circa 20 milioni di euro, una cifra che testimonia il cambio di direzione in atto.

A fare la parte del leone è stata Money Farm, realtà che offre ai risparmiatori consulenza e prodotti di investimento, azioni, titoli di stato, valute, totalmente online. La società fondata da Paolo Galvani e Giovanni Daprà lo scorso anno ha ricevuto un finanziamento di 16 milioni di euro dal fondo inglese Cabot Square Venture e da United Ventures. Probabilmente l’investimento più alto fatto in una startup negli ultimi anni.

A spiegare le modalità dell’evoluzione in corso in questo settore sono stati i partecipanti ad una tavola rotonda dal titolo “Come l’innovazione sta cambiando il mondo dei servizi finanziari” organizzata proprio da Money Farm in occasione della presentazione dei portafogli strategici del 2016 agli investitori.

«Grazie alla tecnologia – ha spiegato Andrea Allara, head of sales & business development di Satispay (startup che sviluppa una rete di pagamento tramite smartphone) – sta cambiando l’esperienza che ognuno di noi ha con il denaro. L’obiettivo della nostra azienda è quello di mettere l’utente nelle condizioni di effettuare qualsiasi tipo di pagamento tramite smartphone senza l’utilizzo della carta di credito. Una situazione conveniente anche per gli esercenti che così non sono costretti a stipulare contratti costosi con le banche. Inoltre la digitalizzazione ci permette un Cash Flow molto veloce e consente di eliminare ogni vincolo fisico».

Per Ignazio Rocco di Torrepadula, Ceo di InstaPartners (startup attiva nel settore del social lending online) «la tecnologia consente di dialogare con banche dati in maniera molto più rapida rispetto a qualche anno fa, oltre che effettuare analisi dati approfondite sui clienti e garantire una predittività del rischio sempre maggiore. In termini di prodotto i vantaggi sono più che altro legati al cambiamento continuo delle interfacce».

Certo l’avversario più grande, se così si può definire, sono sempre le banche e per cambiare il modello degli istituti finanziari potrebbero volerci anche 20 anni. «Nel lungo periodo sono certo che le banche abbracceranno le tecnologie innovative che stanno emergendo in questi anni – ha aggiunto Rocco di Torrepadula -  ma il processo sarà lentissimo. Per cambiare, una banca deve abbandonare dipendenti, fornitori e interessi che al momento nessuno ha intenzione di abbandonare. Ci vorranno anni perché questo avvenga».

Eppure di canali alternativi ai tradizionali istituti finanziari ne stanno nascendo continuamente: pagamenti virtuali, valute virtuali, piattaforme di digital lending e social lending, servizi di crowdfunding e ovviamente servizi di consulenza finanziaria. Per citare ancora qualche investimento, proprio InstaPartners ha recentemente chiuso un round da 8 milioni di euro con importanti investitori a supporto; a dicembre scorso è stata la volta di due società attive nel peer-to- peer lending, Prestiamoci (2 milioni di finanziamento) e Borsa del Credito (1 milione). Senza dimenticare Jusp, startup nata al Polihub, incubatore del politecnico di Milano inserita tra le migliori “payment startup” da CbInsights.