Startup, cronaca di un appuntamento al buio con la banca

15 neoimprese fintech, non solo italiane, si sono ritrovate a Torino per incontrare i responsabili delle business unit di Intesa Sanpaolo. La formula? Quella dello speed date: round da 20 minuti e dopo, chi vuole approfondire, passa ai colloqui one to one. EconomyUp c'era: ecco che cosa è successo

Format

di Maurizio Di Lucchio

Qual è il tipo di ambiente che vi aspettereste di trovare a uno speed date? Molto probabilmente una serie di single un po’ impacciati come Steve Carell nel film 40 anni vergine, un altrettanto nutrito gruppo di donne in cerca dell’uomo ideale, un bar e un meccanismo di controllo del tempo con tanto di allarme.

Quando a fare speed dating sono invece le startup, è tutto diverso, dalla location al tipo di persone coinvolte. La cosa in comune con gli incontri per trovare l’anima gemella è una: cercare di fare colpo, ma in questo caso sulle aziende. Lo sanno bene le startup fintech che hanno partecipato all’evento organizzato a Torino il 22 febbraio da Intesa Sanpaolo.

Lo scopo dei team - 15, provenienti da diverse parti del mondo - era quello di incontrare i manager delle varie business unit di Intesa Sanpaolo, dal risk management alle operations, in round da 20 minuti e convincerli della bontà dei propri progetti innovativi. 

Il format dello speed date per nuove imprese fintech, andato in scena anche nel 2015, è stato creato da Accenture, che è partner dell’iniziativa e ha lanciato dal 2012 il programma di accelerazione per startup attive nella financial technology: Fintech Innovation Lab, che in questo caso coincide anche con il nome della giornata dedicata agli “appuntamenti al buio” tra le neoaziende e il management della banca.

I protagonisti, dicevamo, sono diversi: qui sono tutti professionisti in giacca e cravatta, per la maggior parte uomini. Gli startupper, per non sfigurare, hanno lasciato nell’armadio la t-shirt e si sono presentati con un look degno della City piuttosto che della Silicon Valley.

Anche la location, ovviamente, è sui generis. Qui siamo al 31esimo piano dell'edificio di Intesa Sanpaolo a Corso Inghilterra 3: l’Innovation center della banca. Un grattacielo da cui si domina tutta la città della Mole e in cui basta fare due passi per imbattersi nei prototipi che la divisione innovazione dell'istituto di credito realizza a contatto con startup, università e centri di ricerca.

Per le 15 startup arrivate a Torino stare così in alto è come sentirsi a casa: le nuove imprese fintech sono abituate a muoversi tra i piani alti delle banche partner dell’acceleratore di Accenture. Oltre a Intesa Sanpaolo, che è l’unico soggetto italiano, ci sono anche colossi del calibro di Ubs, Deutsche Bank, Morgan Stanley, solo per menzionarne alcuni.

Per una banca come la nostra è necessario monitorare le innovazioni proposte dalle startup”, dice Enrico Bagnasco, Responsabile Direzione Sistemi Informativi di Intesa Sanpaolo, aprendo l’incontro. “Significa accedere in anticipo a tecnologie e idee rispetto ai competitor”.

Il programma di accelerazione è iniziato a settembre 2015 con circa 200 startup. Le 15 che hanno partecipato allo speed date torinese sono quelle che hanno passato le varie selezioni di questi ultimi sei mesi e che concorreranno, a marzo, per essere tra le sei finaliste che accederanno a mentorship e supporto finanziario.

Intanto però, c’è da “conquistare” Intesa Sanpaolo, una banca che intrattiene da anni relazioni con le nuove imprese - la piattaforma Startup Initiative è nata nel 2009 - e che si pone anche come intermediaria tra le startup e le aziende “Più del 4% dei nostri clienti - quindi oltre 6 mila - hanno aderito al Tech Marketplace, il portale online lanciato nel 2015 in cui si possono cercare e offrire tecnologie innovative: attraverso questo strumento già un centinaio di startup stanno offrendo i propri prodotti alle imprese nostre clienti”, spiega Gabriele Ronco, Responsabile Servizio Network e Cultura dell’Innovazione. “Ed è la banca ad avere il compito di favorire questo processo di matching ascoltando sui territori le richieste delle aziende e mettendole in contatto con le startup che fanno più al loro caso”.

Dopo le introduzioni, è tempo per i pitch pubblici di tutte le startup. Per esempio, Paykey, israeliana, ha ideato un sistema che permette di fare micropagamenti attraverso qualunque social platform. Passfort ha creato una piattaforma intelligente di KYC (know your customer), l’attività di due diligence finanziaria che le banche fanno con i propri clienti. O ancora ClauseMatch, che ha lanciato una piattaforma per gestire i documenti risparmiando tempo e denaro.

Di idee innovative ce ne sono tante. Ma finiti i pitch, bisogna cambiare linguaggio, sedersi intorno a un tavolo e cercare di sedurre i responsabili delle varie aree della banca, pronti a fare domande nel dettaglio, più franche e meno “inibite” dalla presenza di un pubblico vasto. Noi di EconomyUp abbiamo seguito da vicino un round della startup britannica Albert, che ha inventato un’app che consente a Pmi e liberi professionisti di inviare fatture e gestire documenti in modo semplice.

Nella saletta in cui si svolge lo speed date di questa società ci sono 5 persone, compreso il co-founder Ivo Weevers. E la comunicazione è rapidissima. Prima, un pitch su misura, in cui lo startupper si concentra solo sulle slide della presentazione che possono interessare maggiormente i suoi interlocutori. Poi, con un linguaggio diretto, senza troppi giri di parole, bisogna iniziare già a proporsi come possibili fornitori: mettersi sullo stesso livello della persona da “sedurre”, trattarlo come un partner di business e non come un investitore a cui scucire capitali. E proprio perché dall’altra parte non ci sono venture capitalist ma manager di banca, è necessario essere pronti anche a rispondere a domande diverse dal solito. Molto dettagliate, a volte già operative: “ma se la banca volesse adottare questa soluzione quanto ci impiegherebbe?” “com’è andato l’esperimento con l’altra banca con cui avete collaborato?”. Quesiti del genere, insomma.

A fine speed date, i manager hanno la possibilità, proprio come nei veri appuntamenti al buio, di prenotare un colloquio one-to-one pomeridiano. Uno dei responsabili di business unit presenti durante la sessione di Albert era interessato ad approfondire il discorso con lo startupper. Sarà scattata la scintilla? Non si sa. Ma lo speed date, il suo compito, lo ha svolto.