Ecco che cosa si aspettano le startup dal commissario Piacentini

Interventi a sostegno degli investimenti e la creazione di sinergie fra le nuove imprese e le grandi ma anche con la pubblica amministrazione. Le priorità per il manager che arriverà da Amazon secondo Paola Marzario (BrandOn), Gian Luca Ranno (Gnammo), Roberto Macina (Qurami) e Mirko Lalli (TravelAppeal)

Ecosistema

a cura di Concetta Desando

Diego Piacentini sarà “un plenipotenziario per riportare l'Italia in cima alle classifiche di competitività in questo settore”. Così il premier Matteo Renzi descrive quello che sarà il compito di Diego Piacentini, nuovo commissario per l’Italia Digitale. Sono molte le aspettative sul manager del momento. Ma che cosa si aspettano le startup da Piacentini? E quali sono, secondo i neo-imprenditori, le priorità che Piacentini dovrà affrontare in Italia?

Paola Marzario, founder di BrandonPaola Marzario, founder di BrandonQuesto manager prestato alla politica è una delle più belle notizie degli ultimi anni. Mi aspetto moltissimo da lui” dice Paola Marzario, founder di Brandon, distributore online che accompagna le PMI italiane nel mercato e-­commerce. “Ha lavorato per più di 30 anni negli Stati Uniti, nelle società più importanti della digital economy, in ruoli chiave e realizzando progetti di enorme complessità. Credo che in Italia troverà pane per i suoi denti! Mi aspetto che semplifichi la burocrazia, che porti in Italia l’orientamento al risultato e la rapidità di esecuzione, che dia una spinta all’internazionalizzazione e che avvii una pianificazione dall’alto per fare sistema in modo organizzato ed efficiente” spiega l’imprenditrice. E puntualizza: “Piacentini non dovrà occuparsi solo di imprese, la sua agenda è fitta di obiettivi che riguardano in primo luogo i cittadini, la digitalizzazione, la diffusione di internet e della banda larga. Ma sono certa che da manager conosce molto bene le esigenze delle imprese e che riuscirà a portare in Italia le best practice che Oltreoceano hanno permesso la crescita di colossi internazionali. In questo momento credo che una delle esigenze forti delle startup sia quella di poter accedere a un mercato strutturato di investitori, soprattutto per il cosiddetto round B. E negli Stati Uniti molte startup sono diventate grandi grazie ai finanziamenti pubblici. Creare una normativa che agevoli l’accesso ai finanziamenti, in concerto anche con il sistema bancario, credo che sia un’esigenza forte di tutte le startup italiane”.

Esigenza avvertita anche da Gian Luca Ranno, founder di Gnammo, startup che ha ideato un portale per prenotare pranzi e cene in case altrui e che è stata convocata Gian Luca Ranno, founder di GnammoGian Luca Ranno, founder di Gnammoalla Camera per discutere di social eating e home restaurant.Favorire l’accesso al credito e dare maggiore solidità e sicurezza ai fondi di investimento per le startup è una delle priorità di Piacentini” dice lo startupper. “E non mi riferisco soltanto ai fondi italiani, bisogna agevolare anche l’accesso di fondi esteri che investono in Italia. Uno dei problemi delle startup italiane è che ci sono fondi che investono cifre molto basse rispetto al mercato internazionale. Di conseguenza, le nuove imprese crescono fino a un certo punto e poi si ritrovano a non essere e Mirko Lcapaci di fare il salto di qualità. Guardate il caso di Gnammo: i nostri competitor raggiungono 9-9,5 milioni di euro di investimento, noi raggiungiamo sì e no i 600mila euro. E questo è uno svantaggio. Ecco, credo che Piacentini debba intervenire elaborando manovre che possano favorire gli investimenti sulle startup” spiega Ranno. “Inoltre bisogna agevolare gli investimenti corporate, creando quel tessuto che possa avvicinare le grosse aziende italiane alle startup. I soli fondi di venture capitalist  non bastano: è necessaria una collaborazione tra grosse aziende italiane e startup, che possono portare innovazione e nuove idee, anche a livello tecnologico, nelle aziende tradizionali”. E non è tutto. “Mi aspetto che Piacentini faccia qualcosa per avvicinare la pubblica amministrazione alle startup. La PA deve essere il primo cliente delle startup: immagino grandi eventi come l’apertura della Sindone o le Olimpiadi, in cui la pubblica amministrazione possa usufruire dei servizi offerti dalle startup. Credo, dunque, che il nuovo commissario per l’Italia Digitale, possa creare questa sinergia tra le nuove imprese e la pubblica amministrazione”.

Roberto Macina, ceo di QuramiRoberto Macina, ceo di QuramiÈ dello stesso parere Roberto Macina, founder di Qurami, startup che ha realizzato un’app elimina code utilizzata negli uffici pubblici e nelle università di Roma, e anche nei comuni di Milano, Trieste e Firenze. “La pubblica amministrazione deve aiutare le startup e Piacentini deve facilitare questo incontro tra PA e nuove imprese. E non parlo di soldi, la PA non deve solo pensare  a finanziare con bandi e fondi pubblici. La pubblica amministrazione deve diventare il primo cliente delle startup. Molte startup riescono a ottenere i soldi necessari a fondare l’impresa, ma il loro problema è la sopravvivenza. Sopravvivenza che può avvenire soltanto avendo dei clienti. È qui, in questa fase, che è necessario l’intervento di Piacentini: facilitare l’accesso della PA come cliente. Sanando alcuni gap: far capire la tecnologia e il digitale e curare la formazione dei dirigenti”.
 

 

Mirko Lalli Travel Appeal, Ceo e founder di Travel AppealMirko Lalli Travel Appeal, Ceo e founder di Travel AppealFormazione digitale e una bella spinta tecnologia alle industrie tradizionali sono al centro del pensiero anche di Mirko Lalli, founder di Travel Appeal, la startup toscana che si occupa di comunicazione digitale e big data analytics per il mondo del turismo, alla quale il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Turismo ha commissionato il monitoraggio della reputazione online dei musei italiani. “Da Piacentini mi aspetto un approccio culturale al digitale e allo stesso tempo un’attenzione alle politiche industriali italiane che in tema di digitale sono a dir poco da aggiornare. Basti pensare a tutto il tema delicatissimo legato alle piattaforme di sharing economy e al loro impatto sul mercato. Bisogna intervenire” dice l’imprenditore. “Per il mondo del turismo e dei viaggi la priorità da affrontare è in realtà molto semplice. Vi dico solo un dato: oltre il 70% dei turisti internazionali si lamenta della connettività italiana nelle strutture ricettive, sia perché a volte manca la connessione, sia per la scarsissima qualità della stessa. Prima quindi di immaginare politiche specifiche per ‘digitalizzare’ il settore, è necessario garantire alle aziende accessi in banda larga paragonabili a quelli disponibili nel resto del mondo”.

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