D-Orbit: 1,83 milioni di euro per gli spazzini dello spazio

Nuovo round di finanziamento per la startup che lavora sui detriti spaziali da Club degli investitori, TTVenture, Como Venture e alcuni imprenditori dell’area comasca. Obiettivo: portare a termine la Missione D-Sat (prevista per il 2016), con il lancio del primo satellite al mondo che, a fine vita, verrà rimosso dallo spazio in modo sicuro e controllato

Investimenti

D-Orbit, la startup italiana attiva nel settore spaziale, ha chiuso un nuovo round di investimenti per un valore di circa 1,83 milioni di euro. L’operazione è legata all’emissione di strumenti finanziari partecipativi e mira a favorire l’ingresso della società sul mercato.

Numerosi i soggetti che hanno partecipato, tra cui il Club degli Investitori, con un finanziamento di circa 1,3 milioni di euro. Il resto è stata erogato da TTVenture e Como Venture, già partner finanziari di D-Orbit, e da un gruppo di imprenditori dell’area comasca.

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Fondata nel 2011 da Luca Rossettini, l’attuale amministratore delegato, D-Orbit è stata inserita nella Red Herring Top 100 Global Competition come una delle 100 aziende più innovative e promettenti al mondo grazie al sistema di decommissioning spaziale che ha inventato. Si tratta di un dispositivo che permette di rimuovere i satelliti dallo spazio alla fine del loro ciclo di vita e ricondurli a terra. Il prodotto sta raccogliendo consensi perché consente di ridurre i costi per gli operatori satellitari, di aumentare la redditività dei satelliti e di incrementare la fruibilità dei servizi satellitari a livello mondiale.

L’industria satellitare al momento rappresenta un giro d’affari di oltre 200 miliardi l’anno. Ecco perché, secondo gli investitori, D-Orbit rappresenta un’opportunità importante. “Quando il progetto è davvero innovativo e se ne vedono le potenzialità, i soci del Club degli Investitori non si tirano di certo indietro. Quando entriamo in contatto con un’azienda come D-Orbit, con un team manageriale di altissimo livello che ha già convinto la Nasa ed Esa, non possiamo che mettere sul piatto una cifra importante per accelerarne lo sviluppo”, afferma Giancarlo Rocchietti, presidente del Club.

A questo round da oltre 1,8 milioni di euro, si aggiunge il finanziamento di 1,2 milioni di euro erogato da Unicredit, grazie al Fondo Centrale di Garanzia per startup innovative. D-Orbit ha potuto così raccogliere nel giro di poche settimane risorse per oltre 3 milioni di euro ed è oggi in grado di portare a termine la Missione D-Sat (prevista per il 2016), con il lancio del primo satellite al mondo che, a fine vita, verrà rimosso dallo spazio in modo sicuro, diretto e controllato. 

La società inoltre è stata tra le prime ad utilizzare lo strumento finanziario partecipativo per startup innovative, istituito dalle recenti riforme in materia di competitività e accesso alle risorse finanziarie da parte delle startup .

Portare principi di sostenibilità strategica nel settore spaziale non solo sta cambiando il modo di progettare satelliti ma aprirà le porte ad una nuova filosofia di mercato spaziale: innovativo, profittevole per tutti gli stakeholder e soprattutto capace di futuro”, aggiunge Luca Rossettini. “La dimostrazione di fiducia da parte di questi nuovi attori finanziari aumenta la motivazione e soprattutto la velocità con cui riusciremo a penetrare il mercato e a proseguire verso le altre fasi di sviluppo di una società che non può che crescere”.

Gli aspetti legali dell’operazione, che costituisce uno dei primi casi in Italia di emissione di strumenti finanziari partecipativi da parte di una srl “innovativa”, sono stati curati dallo studio legale Bird & Bird.

Gli strumenti finanziari partecipativi – dichiara l'avvocato Francesco Torelli dello studio Bird & Bird – rappresentano lo strumento ideale per le startup che intendono reperire capitali sotto forma di semi-equity (il cosiddetto convertible loan che costituisce una delle più diffuse modalità di investimento delle startup in Silicon Valley). La legge istitutiva delle startup innovative consente anche alle srl innovative di emettere tale tipologia di strumenti che invece, per le società ‘normali’, sono riservati alle spa”.