Paperlit, ecco come una piattaforma online aiuta i giornali di carta

La società di Cagliari fornisce applicazioni interattive per le versioni digitali delle testate cartacee. L'utente può acquistare un vestito o contattare un inserzionista mentre legge la rivista preferita da smartphone. «Per non morire le printing companies devono diventare stampatori digitali» dice il Ceo Luca Filigheddu

Media

di Luciana Maci

Luca Filigheddu, presidente e Ceo di PaperlitLuca Filigheddu, presidente e Ceo di PaperlitLa carta non è definitivamente morta ma sta trovando nuova vita grazie all’utilizzo delle tecnologie che finora aveva in gran parte temuto e spesso contrastato. È il presupposto da cui parte il lavoro di Paperlit, società fondata nel 2009 che sviluppa applicazioni multi-piattaforma per consentire a editori e inserzionisti pubblicitari di pubblicare in automatico quotidiani, riviste, cataloghi o newsletter su dispositivi di telefonia mobile e web browser.

Costituita a Menlo Park, in California, oggi ha la sua sede a Cagliari, in Sardegna, da dove gestisce una clientela che spazia dal Nord America all’Europa, dall’Asia all’Australia. Se per parte della sua esistenza ha concentrato energie sullo “sfogliatore”, l’applicazione che simula lo sfogliamento di un giornale online come se fosse cartaceo, adesso sta scommettendo su nuove applicazioni: grazie a Paperlit, per esempio, la versione online di una rivista di moda cartacea consultata da smartphone consente all’utente di inserire tra i preferiti i modelli di vestiti o borse che più gli piacciono e di ordinarli direttamente con pochi click. Nel caso di un quotidiano tedesco, la “traduzione” online della sua versione cartacea permette al lettore di interagire con i messaggi di annunci, per esempio telefonando direttamente dal suo smartphone a un numero di telefono contenuto sull’annuncio. E questi sono solo alcuni degli esempi di come si sta evolvendo il business di Paperlit.

Le tappe di Paperlit – A dicembre 2014, dopo cinque anni di vita, Paperlit è stata acquistata per una cifra rimasta sconosciuta da Appsbuilder, piattaforma creata da Daniele Pelleri e Luigi Giglio che consente a chiunque, anche chi non è programmatore, di creare una app mobile in pochi passaggi. Architetti dell’operazione sono stati Massimiliano Magrini e Mario Mariani, prima con Annapurna e poi con United Ventures, che hanno fornito a Appsbuilder, attraverso un prestito soci, gran parte della liquidità necessaria a comprare Paperlit, acquisendo le quote del fondatore Gionata Mettifogo. Uno dei soci di maggioranza di Paperlit è appunto United Ventures, società di venture capital fondata da Paolo Gesess e Massimiliano​ Magrini​. Nel 2015 Appsbuilder e Paperlit si sono fuse ed è rimasta Paperlit., che nel 2016 ha acquisito Stonewash, agenzia digitale londinese. “Ci siamo messi alla ricerca di piccole aziende che facessero al caso nostro” spiega a EconomyUp Luca Filigheddu, presidente e Ceo di Paperlit. “Questa società inglese forniva strumenti per leggere un giornale di carta online in modo agevole e interattivo e i due founder avevano una ventina di clienti, ma erano rimasti privi di risorse. Per noi è stato anche un modo per aprirci a nuovi mercati”.

Perché è nata Paperlit - “Siamo nati nel 2009 – rievoca Luca Filigheddu - per rispondere a un’esigenza in quel momento molto sentita: portare sul digitale quello che era su carta. Nel 2010 è avvenuto il lancio dell’Ipad, strumento ideale per il nostro sfogliatore. Ma già la piattaforma cominciava a permettere l’arricchimento dei contenuti editoriali con aggiunta di pdf, video, gallerie fotografiche, spazi pubblicitari aggiuntivi, overlay ecc. ecc.”. Questo è stato il trend per alcuni anni. Poi lo smartphone è diventato sempre più diffuso fino ad arrivare nel 2016 a quota 1,4 miliardi di dispositivi venduti in tutto il mondo. “Lo sfogliatore è ancora molto usato – dice Filigheddu – ma non su smartphone. Inoltre le nuove generazioni che si affacciano al mercato non sanno nemmeno più cosa vuol dire sfogliare un giornale. Ci siamo resi conto che bisognava andare oltre”.

La digital trasformation nei media – Come è noto l’editoria sta vivendo una crisi insieme epocale e legata a fenomeni contingenti. L’ultimo periodo di recessione economica ha contribuito al calo delle vendite dei giornali e delle inserzioni pubblicitarie, mentre si andava affermando l’editoria online che però è ancora alla ricerca di un modello di business alternativo e innovativo. Il trasferimento massiccio di lettori dalla carta al web ha infatti provocato l’aumento del bacino di utenza ma anche la parallela diminuzione dei ricavi pubblicitari per gli editori. Ad oggi le printing companies che lavorano per magazine e quotidiani stanno sperimentando un significativo declino del fatturato. Da qui a 10 anni stamperanno molto di meno, mentre continuerà a crescere il numero di coloro che non hanno mai sfogliato un giornale cartaceo. “Un tempo – afferma Filigheddu –queste società non volevano nemmeno sentir parlare di digitale, oggi hanno capito che il business è comunque in declino, quindi tanto vale puntare sulla riconversione e diventare loro stesse stampatori digitali. Le aziende di questo tipo fatturano centinaia di milioni di euro all’anno”. Secondo il Ceo di Paperlit, l’attuale scenario porta con sé grandi problemi ma anche importanti opportunità. “Forti della nostra esperienza e della clientela internazionale (abbiamo oltre 300 clienti in 23 nazioni), stiamo cercando di cavalcare le opportunità, cioè di dar vita a una piattaforma di editoria digitale che fornisca sempre più strumenti al proprio editore”.

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Come lavora Paperlit - “Il giornale di carta – dice Filigheddu - viene presentato in modo diverso sui device. Il concetto di numero che esce con una periodicità prefissata va bene per l’edicola, ma online occorre mantenere i lettori sempre attenti e interessati, perciò nell’app è possibile aggiungere canali, dove l’editore può fare push di notizie in tempo reale”. Non solo: ai lettori della testata inglese Hello Fashion, Paperlit dà la possibilità creare una whishlist degli oggetti di abbigliamento contenuti nelle inserzioni, salvarla e procedere all’acquisto. In altri casi, attraverso l’interazione con la testata digitale, è possibile ottenere offerte o coupon, oppure si può “estrarre” la pubblicità dalla carta e riproporla all’interno dell’applicazione, garantendo l'interattività dell’inserzione. Insomma, una sinergia massima tra cartaceo e digitale. “Stiamo diventando partner degli editori” dice Filigheddu. “Qualcuno internamente ha creato piccole business unit che lavorano con i clienti per il formato digitale e noi siamo in grado di offrire la piattaforma anche in white label”.

Resta un problema di regolamentazione. Come per quasi tutte le innovazioni causate dalla digital disruption, le regole stabilite da leggi e normative di settore sono eccessivamente datate rispetto alla rapidità con la quale queste innovazioni si sono sviluppate e imposte sul mercato. “Per l’editoria – chiarisce Filigheddu – c’è il problema della certificazione delle copie digitali. Ci stiamo lavorando e contiamo che venga presto superato”. 

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