Retail, c'è ancora poca contaminazione. Ecco che cosa fanno all'estero

L'anno si è aperto con Megamark che compra una startup. Ma sono pochi i retailer italiani che investono sull'innovazione. I gruppi internazionali, invece, creano labs, comprano imprese innovative, organizzano hackathon. Obiettivo: migliorare la customer experience on line e nei punti vendita fisici

Open Innovation in Practice

di Valentina Pontiggia *

Il 2017 è cominciato con un interessante caso di Open Innovation nel settore Retail, che ha coinvolto da un lato il Gruppo Megamark, l’azienda leader nel settore della distribuzione organizzata nel Sud Italia che gestisce oltre 500 supermercati, dall’altro la startup Bauzaar, che ha sviluppato una piattaforma eCommerce per la vendita di prodotti per animali domestici. A circa due anni di distanza dall’investimento iniziale nel capitale della startup fondata da Domenico Gimeli e Matteo Valente, che sono rimasti nella compagine proprietaria nonché alla guida della società, si è conclusa quindi l’exit, con la cessione del 42% della società al Gruppo Megamark.

La contaminazione di idee innovative attraverso la collaborazione o acquisizione di startup (o altri attori esterni) è però una pratica ancora poco diffusa tra i retailer italiani. L’innovazione non si poggia solo su competenze e meccanismi formalizzati, ma anche sul talento, sulla predisposizione al cambiamento e su meccanismi di contaminazione poco convenzionali. In questo senso l’Open Innovation – ossia l’innovazione aperta ad attori esterni all’organizzazione aziendale per un contagio positivo di idee – combinata con la Corporate Entrepreneurship – cioè azioni imprenditoriali concrete per stimolare e far emergere la cultura innovativa – diventa una leva importante per accelerare il processo di trasformazione del Retail italiano. Sono molteplici le azioni, meno classiche, che i retailer possono sviluppare per rendere aperta l’innovazione digitale, attraverso l’interazione con startup e fornitori tecnologici. Tra queste citiamo Hackathon e Appathon, competizioni tra sviluppatori per realizzare concretamente, e in poche ore, idee innovative utili al business aziendale; Digital Readiness Assessment, strumenti per mappare l’attitudine all’innovazione digitale dei dipendenti e individuare le persone con maggiore creatività; Call4Ideas, concorsi per raccogliere idee innovative su un determinato tema; Mergers&Acquisitions, investimenti diretti in realtà innovative per integrare rapidamente all’interno della propria organizzazione tecnologie e competenze; Incubator e Accelerator, investimenti e attività di supporto alla crescita per avvicinarsi all’ecosistema delle startup; e poi ancora Crowdsourcing, Innovation Lab e Startup Intelligence.

All’estero sono diversi i top retailer che in questi ultimi anni hanno iniziato a combinare diversi meccanismi di Open Innovation, collaborando con startup, partner tecnologici, studenti e sviluppatori per una contaminazione positiva di idee. Pur consapevoli delle peculiarità strutturali del tessuto commerciale italiano, ricordiamo alcune iniziative di collaborazione (con entità di investimento anche significativamente diverse) tra grandi retailer internazionali e startup. Walmart negli ultimi anni ha compiuto operazioni di Mergers&Acquisitions, acquistando ad esempio Jet.com per competere con Amazon sul canale online; ha attivato un Innovation Lab, dove supporta decine e decine di startup (delle quali ne ha poi acquisite 15) chiamate a lavorare su soluzioni tecnologiche da implementare nel mondo Retail, specialmente a supporto della customer experience in the store e dell’omnicanalità; ha lanciato un Hackaton, dove ha chiamato a raccolta migliaia di sviluppatori per progettare la nuova Mobile App, e proposto una Call4Ideas per migliorare la user experience online. Il gruppo LVMH ha acquisito Luxola, startup asiatica di eCommerce di prodotti di bellezza, con l’obiettivo di espandere il marchio Sephora nei mercati del Sud-est Asiatico; ha creato il Sephora Innovation Lab per ideare e implementare soluzioni tecnologiche sui canali fisico e online e ha infine concesso due finanziamenti a Moda Operandi, una startup nel luxury fashion. Target ha creato il Target Innovation Center, che opera come una startup per rendere efficiente e veloce il processo di adozione di nuove tecnologie da parte dell’azienda, e Tesco ha investito nel Tesco Labs, un team di ricercatori, designer e sviluppatori per ideare sempre nuove tecnologie per migliorare la customer experience online e in the store.

Nonostante in Italia queste pratiche siano ancora poco diffuse, negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di progettualità interessanti da parte di alcuni top retailer. Tra questi ci sono Adidas, Diesel, Miroglio e Percassi che hanno supportato le startup selezionate dal “Fashion&Retail Accelerator” di H-Farm. È da considerare inoltre il caso di Illy, che ha lanciato un “Coffee-Hack” in Silicon Valley, ossia una vera e propria competizione fra startup e giovani talenti volta a trovare soluzioni tecnologiche innovative per ripensare l’offerta Retail di Illy, migliorare la customer experience e il brand engagement. Tra le esperienze italiane di Open Innovation si aggiunge ora anche quella del Gruppo Megamark che, oltre ad acquisire Bauzaar per entrare nel mondo del pet food e sperimentare l’eCommerce, sta collaborando con un’altra startup, Cucina Mancina, microimpresa di Lorenza Dadduzio e Flavia Giordano dedicata al cibo, con un occhio di riguardo a chi è vegano, vegetariano e intollerante.

* Valentina Pontigia è direttore dell'Osservatorio Innovazione digitale nel Retail

 

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