Baban: è l'anno della trasformazione, arriva Industry 4.0

Succederà, è inevitabile. La domanda è: a quale velocità e quanto riusciremo a reggerla? Il presidente di Piccola Industria di Confindustria scrive che l'Internet of things sta accelerando la quarta rivoluzione industriale. Che potrebbe ridurre il divario fra Nord e Sud

#2016Up

di Alberto Baban*

Alberto Baban, presidente di Piccola Industria di ConfindustriaAlberto Baban, presidente di Piccola Industria di ConfindustriaIl 2016 sarà l’anno della ripartenza? Le previsioni sul Pil per l’Italia sono note (+1,4%) ma non dobbiamo dimenticare che si fondano tutte su fattori esogeni. Diciamo che il 2016 sarà l’anno della metamorfosi, l’anno in cui ci sarà una forte accelerazione del processo di cambiamento del sistema industriale per effetto delle tecnologie digitali. Il fenomeno dell’industria 4.0, l’Internet of things, ovvero la quarta rivoluzione industriale, è arrivata.

L’anno prossimo si passerà dalla narrazione di qualcosa che c’è e che è destinato a sconvolgere il nostro modo di produrre: il dialogo da macchina a macchina. Non c’è da capire come questo trasformerà un settore o un mercato, ad esempio quanto l’healthcare permetterà di avere una medicina più predittiva o come cambierà la presenza e il ruolo degli elettrodomestici nelle nostre case. L’unica cosa da capire sarà lo stato di accelerazione del fenomeno e quanto il nostro sistema riuscirà a reggerla.

In questo senso il 2016 segnerà una nuova frontiera in tutti i comparti industriali. Il settore che più si interroga su questa trasformazione, ovviamente, è la meccanica, che resta un fiore all’occhiello del Made in Italy, e ha una funzione trainante per tutto il sistema. Credo sia emblematico vedere quanto un settore riconosciuto come tradizionale, l’ambito per eccellenza della old economy, sia quello destinato a vivere la più sconvolgente contaminazione del digitale.

Industry 4.0 non è soltanto un’applicazione della ricerca in ambito produttivo, né significa solo un miglioramento della produttività grazie all’uso di sistemi elettronici. Comporta una profonda revisione dei modelli produttivi per arrivare a una vera customerizzazione dei prodotti.

Succederà, inevitabilmente. L’unica domanda, ripeto, è: a quale velocità e quanto riusciremo a reggerla?

Se il 2015 è stato l’anno della definizione legislativa delle Pmi innovative, il 2016 sarà quello della loro crescita. Ce ne sono già circa 100 e il 10% sono medie imprese: una fotografia fedele del panorama produttivo italiano e di quel tipo di impresa che ha predisposizione a innovare e a crescere. Le startup sono importanti e sono in crescita, ormai 5000. Ma non possiamo dimenticare che, purtroppo, hanno ancora dimensioni economiche micro.

Grazie anche ai provvedimenti che dovrebbero andare presto a buon fine, dall’accesso agevolato al fondo di garanzia, alle agevolazioni fiscali per l’attrazione degli investimenti, alla riforma dell’equity crowdfunding. Credo che nella seconda metà del 2016, chiusa la stagione dei bilanci, ci sarà una forte crescita delle Pmi innovative. A quel punto avranno anche un ruolo, diciamo così, trainante e saranno un modello possibile di innovazione e crescita da imitare.

Una sfida impegnativa attende il nostro sistema industriale e la forte spinta all’innovazione potrebbe contribuire a ridurre gli squilibri fra le diverse aree del Paese. Prima i processi industriali erano caratterizzati da una concentrazione geografica e settoriale, spesso legata al modello del distretto. L’evoluzione tecnologica allargherà questa prospettiva verso ecosistemi di business con al centro il mondo accademico e gli incubatori, per la crescente importanza del capitale umano e delle nuove imprese. Ciò consentirà di avere una visione più ampia e penso ad esempio alle nuove eccellenze che questo nuovo modello ha già prodotto in Campania o in Puglia.

Sul fronte delle startup credo che vi sia ampio spazio per introdurre innovazioni anche in ambiti apparentemente maturi. Basta guardare quanto può essere sviluppato nell’ ambito della finanza e della moneta elettronica e non solo per questioni normative: l’evoluzione della domanda, anche per effetto della diffusione degli smartphone, sta producendo uno sconvolgimento del settore che sta richiamando la crescente attenzione di tutti gli istituti bancari. Da questo punto di vista una startup da tenere sott’occhio è Sardex, che propone uno strumento sostitutivo della moneta tradizionale. Saranno molto interessanti anche tutte quelle nuove imprese in grado di proporre soluzioni innovative per semplificare e facilitare l’accesso ai servizi.

Nel 2016 sarà importante promuovere anche un forte incremento dell’e-commerce italiano. Un vero e proprio salto verso gli standard europei. È pronta l’offerta e matura la domanda.

L’Italia dovrà saper approfittare del fieno messo in cascina, grazie proprio alle condizioni favorevoli esterne, per la vera ripartenza. Un’occasione imperdibile per cambiare e lanciare un nuovo grande piano nazionale di politica economica.

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