Dalla Silicon Valley vi dico: «La forza dell'Italia è design più innovazione»

Sean Randolph, presidente e Ceo del Bay Area Council Economic Institute di San Francisco: «Gli italiani sono i migliori designer al mondo. E non dimentichiamo il food e la moda». Sulla partnership Usa-Ue: «Se mettiamo insieme le forze, le nostre aziende sfideranno il gigante cinese»

L'INTERVISTA

di Luciana Maci

Sean Randolph, a capo del Bay Area Council Economic InstituteSean Randolph, a capo del Bay Area Council Economic Institute«Usa ed Europa? Se mettono insieme le forze, su startup e imprenditoria possono sfidare il gigante cinese»: a sostenerlo è Sean Randolph,  figura chiave della rivoluzione digitale e tecnologica californiana, da 16 anni presidente e ceo del Bay Area Council Economic Institute, organizzazione pubblico-privata che sostiene la competitività delle imprese nella regione di San Francisco e opera nell’area in cui è concentrato il più alto tasso di innovazione del mondo. Dal suo speciale osservatorio Randolph vede la collaborazione tra l’imprenditoria americana e quella europea ricca di opportunità per entrambi. 

Quali vantaggi ci sono?
L’Europa è per tradizione uno dei nostri principali partner commerciali e anche il maggiore investitore nella Silicon Valley. D’altra parte noi in questo momento stiamo investendo molto più in Europa che in qualsiasi altra parte del mondo. Moltissimi europei hanno un’eccellente formazione e, anche se l’economia sta vivendo una crisi, si tratta comunque di un mercato enorme. Ci sono tutte le ragioni per riflettere su come espandere la partnership. Il futuro sta andando verso l’innovazione, e per precisione verso la disruptive innovation, che è destinata a cambiare la società. Entrambi abbiamo interesse a lavorare insieme per controllare questo processo.

L’imprenditoria europea presenta anche punti deboli.
Ce ne sono: la scarsità o relativa mancanza di venture capital; le dimensioni dei mercati, troppo piccole per consentire a una startup di scalare e diventare un’azienda internazionale;  un mercato dei servizi nazionale e non paneuropeo. In certi casi in Europa c’è anche un problema culturale: le idee tendono a non passare così facilmente da un’istituzione all’altra, alcune università non sono ancora orientate a promuovere iniziative commerciali. D’altra parte in tutta Europa ci sono tante persone intelligenti e brillanti, entusiaste e ambiziose, come nella Silicon Valley.

Come pensate di incrementare e supportare queste realtà?
In molti modi. Per esempio alcune delle aziende tecnologiche europee più grandi stanno perdendo terreno a livello locale, le aziende nordamericane sono relativamente forti in questo campo e possono offrire supporto. Ma, come le americane, anche le europee devono prima di tutto imparare a essere disruptive, cogliere l’attimo, afferrare il cambiamento.

Usa e Ue insieme possono fronteggiare l’avanzata dei giganti asiatici?
Abbiamo investito pesantemente in Cina e anche le aziende europee sono molto attive in Asia. Non penso che siamo “contro” gli asiatici, ma la realtà è che la Cina sta andando molto veloce ed elaborando ottime strategie. Usa ed Europa dovrebbero pensare a come diventare molto più competitivi a livello globale e in questo contesto la sfida più grande è probabilmente quella nei confronti della Cina. Penso perciò che ci sia un autentico valore nella relazione con l’Europa perché condividiamo le stesse tradizioni democratiche, gli stessi valori relativi a un mercato aperto: insomma, da noi il governo non dice alle aziende cosa devono fare.  Se Usa e Ue mettono insieme le forze, l’economia internazionale è più equilibrata.

Parlando dell’Italia, ritiene che i nostri startupper e imprenditori abbiano qualcosa che altri non hanno?
Ogni Paese ha la sua forza, la sua identità e il suo mercato. In Italia c’è una grande tradizione di design e manifattura con una produzione su piccola e media scala. Credo che gli italiani siano i migliori designer al mondo e questo è importante, perché in qualsiasi business il design si identifica con l’innovazione. E non dimentichiamo l’industria del cibo e quella della moda.

A proposito di rapporti Italia-Usa, come è stata letta in Silicon Valley la recente visita del nostro premier Matteo Renzi?
Come una cosa positiva per l’Italia. Sappiamo che c’è stata una crisi in Europa: la maggior parte dei Paesi del Nord, Germania, Uk e Paesi scandinavi in testa, ne stanno uscendo bene. Purtroppo non è ancora così per l’Europa meridionale. La percezione esterna è che l’Italia abbia molti problemi e ci si chiede dove stia andando. D’altra parte Renzi è piuttosto giovane ed energico: è percepito come un’opportunità per l’Italia per portare a compimento cambiamenti strutturali molto difficili e caricarsi di nuove energie.